Giovedi 8 Dicembre

Petrolio: il prezzo ai minimi storici è un bene o un male ?

Il prezzo del Petrolio è sceso sotto i 30 dollari al barile, toccando il minimo degli ultimi 12 anni, ma nonostante il prezzo della benzina scenda ci sono anche effetti decisamente negativi

In questi giorni il prezzo del petrolio è al centro dei dibattiti internazionali, non perché diventato troppo caro, come nell’agosto del 2012, quando un litro di benzina aveva raggiunto i 2 euro, ma perché troppo basso. Il prezzo di un barile è infatti sceso sotto la soglia dei 30 dollari al barile, toccando la quotazione minima da 12 anni che si traduce in Italia in un prezzo medio praticato alla pompa di circa 1,40 euro al litro.

pozzo petrolio

Il crollo del prezzo del petrolio e di conseguenza la discesa del costo dei carburanti ha ovviamente un effetto positivo per le nostre finanze: i consumatori possono infatti fare il pieno al proprio veicolo spendendo molto meno denaro, i trasporti pubblici hanno meno spese, i riscaldamenti di case private e di uffici pubblici diventano più economici e la merce trasportata su gomma – la maggior parte nel nostro paese – diventa ovviamente meno cara.

A questo punto sembrerebbe naturale pensare che sia tutto rose e fiori, ma in realtà le cose non sono esattamente così. Per analizzare il lato negativo della situazione è necessario prima di tutto capire perché il prezzo del petrolio è sceso in caduta libera. I produttori di petrolio arabi che fanno parte dell’OPEC hanno deciso di dare battaglia agli Stati Uniti che stanno utilizzando nuove tecniche estrattive, abbassando il prezzo del greggio, inoltre la domanda di Oro nero da parte della Cina si è notevolmente abbassata. Come se non bastasse, il ritiro delle sanzioni all’Iran dovrebbe far aumentare la produzione di petrolio di questo ultimo paese, facendo quindi crescere l’offerta e diminuire ulteriormente il prezzo del greggio.prezzi benzina

Secondo gli analisti e i professionisti del settore, l’attuale prezzo del petrolio è troppo basso e non può durare perché non risulta sufficiente a garantire la redditività degli investimenti effettuati per la sua estrazione e lo stoccaggio. Un prezzo intorno ai 70 dollari al barile dovrebbe garantire il giusto equilibrio economico tra i paesi produttori e quelli che importano il greggio. Se non si dovesse raggiungere questo equilibrio, importanti Paesi come Russia, Arabia Saudita, Venezuela, Algeria e USA potrebbero raggiungere grandi difficoltà finanziare con conseguenze devastanti per l’intera economia globale. Se il prezzo dovesse rimanere su questi livelli, le compagnie petrolifere sarebbero costretti a tagliare il proprio organico e gli investimenti per la ricerca di nuovi giacimenti, cosa che potrebbe portare in futuro ad uno squilibrio incolmabile.

In poche parole, la benzina un po’ più cara ci farebbe spendere di più al momento, ma probabilmente ci potrebbe salvare da una nuova crisi finanziaria.