Martedi 6 Dicembre

Moto Gp, Auguri Sic: la commovente lettera di Paolo Beltramo per papà Paolo

Lapresse/alessandro treves

Paolo Beltramo ricorda Marco Simoncelli con una commovente lettera per papà Paolo

Oggi Marco Simoncelli avrebbe compiuto 29 anni. Il pilota tutto ricci morto il 23 ottobre 2011 durante il Gran Premio della Malesia viene ricordato da tutti oggi, giorno in cui è nato. Tanti i messaggi sui social network, le foto e i video, pubblicati in suo onore. Tra questi c’è la bellissima lettera scritta da Paolo Beltramo, giornalista e appassionato di Moto GP, a Paolo Simoncelli, suo caro amico. Parole scritte col cuore e che, percorrendo una gita immaginaria al museo del Sic, lo ricordano in tutta la sua essenza. Sul sito www.diariodelweb.it è possibile vedere il video nel quale è proprio papà Paolo a leggere questa lettera, che lo fa commuovere. Ecco le parole di Beltramo:

Vai a Coriano e lo sai. Lo sai già. Probabilmente ci vai per questo. Sai che lo incontrerai, che lui ci sarà, che lo sentirai, che-in qualche modo- sarà lì. Arrivi e vedi manifesti, vecchie bandiere, striscioni un po’ scoloriti, 58 dappertutto, vivi sensazioni, emozioni forti. Lui c’è. E’ nato lì, è cresciuto lì, ha finito lì, ma c’è, è presente. Anche se è lontano, sempre più lontano, là in cima, là in fondo, là chissà dove… Arrivi in piazza, la guardi, vedi la Chiesa, il monumento, ti ricordi quel giorno, giri la testa: ecco, il museo è lì, sotto i portici. Sei ancora fuori, ma ci sei già dentro, ti attrae, lo vuoi vedere. Entri, gira a destra, lascia perdere il negozio, ci passerai più tardi, alla fine. Sali le scale. Arrivi alle moto: sono tante, son belle. C’è Marco, la sua carriera. Tutta. Poi entri. C’è un bambino in minimoto che ride, che corre, che sogna, che vince. E’ l’inizio, ma c’è tutto: la grinta, la voglia, la classe, il sorriso. La tutina gialla della minimoto è lì, ti fa sorridere e insieme ti strappa una lacrima. Le corone d’alloro antiche, le coppe, i guanti, le tute: sempre più grandi, sempre più importanti, sempre più belle. Crescono me la cilindrata delle moto, il valore della sfida, l’importanza del sogno. Vai avanti, continui. 125, europeo, mondiale, lacrime e gioia. Le prime vittorie, le delusioni, i mugugni e le risate. Poi la 250, le moto vere. Prima la sofferenza, il discredito, le difficoltà, la lotta, poi il campione, il mondiale, là in Malesia, sì proprio lì, sempre lì. La forza di venirne fuori, di vincere, le coppe, i diplomi, le emozioni più grandi, Cammini a piccoli passi senza sapere dove fermarti, dove guardare di più, senza capire quando l’emozione è più forte, dove c’è qualcosa che ti abbraccia, che ti prende. Poi capisci che quell’aura di forza e dolcezza, di determinazione e sorriso, di grinta e bontà è ovunque. Lo ricordi, lo vedi, lo senti. Lì dentro c’è Marco, c’è la sua storia che rivive nelle emozioni, che resuscita, lo senti, ti manca. Poi continui, guardi le auto, i rally, i kart, le discese su cuscinetti a rullo. Arrivi alla MotoGp, vedi il box, la sua moto e allora chiudi gli occhi e ci sono il rumore, gli odori, vivi i colori, un vuoto, un rimpianto per la sua grinta, la sua classe, le sue pieghe, la certezza di quello che sarebbe stato. Poi anche tu vai avanti, giri, scendi le scale. Ora c’è il negozio, ci sono le “Robe del Sic”. Un modo perchè tu possa portarlo con te, su di te, appiccicato alla tua moto, sul telefonino, in spiaggia. Un modo per dimostrare anche fuori che lui c’è. Ancora. Forse per sempre.