Sabato 10 Dicembre

Finocchi, sentenze e zingari: the show must go on, il triste spettacolo all’italiana

Lapresse/Ferrari

Dopo il caso Mancini-Sarri, l’insulto razzista di Daniele De Rossi a Mandzukic è pronto a finire al centro delle cronache

Una volta c’era la settimana della moda: scintillante e così fashion da riempiere occhi e cuore anche a chi di glamour non è mai importato nulla. Adesso, invece, dobbiamo accontentarci di quella dei finocchi: volgare e di cattivo gusto, segno dei tempi che cambiano. Una bagarre chiusa da un comunicato formale e una squalifica che sa tanto di buffetto sulla guancia. Pronti, via, si riparte. The show must go on. Mettetevi pure comodi, il triste spettacolo all’italiana è pronto a ripartire. “Mandzukic, stai muto: zingaro di m***a”, che sarà mai, no Daniele? Cose di campo, vuoi mettere l’adrenalina. In fondo, c’è una sentenza di solo qualche giorno fa che lo conferma, lì in bella mostra pronta a fare giurisprudenza. Se non è razzista la frase di Sarri, può mai esserlo un semplice ‘zingaro’ pronunciato da De Rossi? Due pesi e due misure, perché mai?

Che in campo di insulti del genere ce ne siano a decine in ogni partita, non è di certo il segreto di Pulcinella: è sempre successo, così sempre sarà. Rispetto ad alcuni anni fa cambia però l’eco mediatico che il tam tam di siti, radio e televisioni danno ad un gesto del genere. A De Rossi è sfuggito di mettere la mano davanti e quella frase si è trasformata in un messaggio sociale di discriminazione razziale. Che non vuol dire, però, essere obbligatoriamente razzisti. Perché un calciatore oggi è un modello sociale che generazioni intere sono pronte a prendere come esempio. Intanto ci godiamo l’ultima settimana di mercato, in attesa di quella della moda. Sperando che arrivi presto anche la stagione del buon senso. E che pervada un po’ tutti: dirigenti, allenatori, giocatori e giudici sportivi.