Giovedi 8 Dicembre

Atletica, Sandro Donati: “non vorrei essere nei panni degli avversari di Schwazer”

LaPresse/Fabio Cimaglia

Sandro Donati, allenatore e consulente dell’agenzia antidoping Wada, parla del suo atleta Alex Schwazer

Alex Schwazer potrebbe tornare presto a gareggiare. L’atleta italiano vorrebbe partecipare alle prossime Olimpiadi di Rio 2016, ma ancora la strada è lunga. “Speriamo che Schwazer faccia quello che ha fatto Stefano Mei. Se non ci sparano in bocca questo accadrà. Le Olimpiadi? Prima dovremmo qualificarci. Ci sarà la coppa del Mondo a Roma ed in coppa del Mondo non vorrei stare nei panni degli avversari di Schwazer“, queste le parole di Sandro Donati, allenatore dell’atleta Alex Schwazer e consulente dell’agenzia antidoping Wada.

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C’è un procedimento giudiziario in corso a Bolzano su due medici e su una funzionaria della federazione che sono accusati di aver favorito l’utilizzo di doping per Schwazer. Questa storia sta evidenziando ciò che avevo pensato prima di accettare di allenarlo: avrebbe messo in movimento un sistema centralizzato, chi è contro il doping e chi fa utilizzo di doping nell’ombra. Per me quella di allenare Schwazer sarebbe stata una circostanza per scombussolare gli equilibri, e così si è rivelato. Ho detto si perchè lui ha fornito delle garanzie, perchè conoscevo le carte giudiziarie di Bolzano, e perchè ero convinto che lui fosse una fogliolino nel sistema di ingranaggio complessivo e mi ha detto che avrei deciso io il sistema di controllo. Nei primi 10 mesi di allenamento non è stato mai controllato dall’autorità antidoping, mentre noi abbiamo fatto 19 test su di lui“, ha aggiunto l’allenatore di Schwazer durante un incontro tenutosi all’Autodromo del Mugello a Borgo San Lorenzo (Fi).

LaPresse/Fabio Cimaglia

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Un anno fa ho cercato di prendere posizione sul doping, e non me ne pento: l’ennesimo generale dei carabinieri che va in pensione, ma che non si accontenta di ciò, è stato ingaggiato dal Coni per l’attività garante antidopingSi e’ creata una mossa diversiva che non ha ad esempio funzionato nell’inchiesta aperta dalla Procura di Bolzano su Alex Schwazer. Il Coni ha anche soprasseduto sulla reperibilità degli atleti che non comunicavano il luogo dove fossero come da norme stabilite. Non è cambiato il doping, sono cambiate le forme di controllo delle istituzioni sportive. Le istituzioni sportive messe di fronte ai casi di doping si sono mimetizzate in maniera diversa rispetto al passato. Vari parlamentari hanno tentato di affrontare il tema centrale del doping. Sedici anni fa venne approvata una legge per debellare il doping ma è una macchina a cui sono rimaste due ruote, mentre due sono state smontate visto che i suoi principi non sono mai stati attuati per la complicità dei vertici dello sport e quelli della politica. In sedici anni si sono alternati diversi governi e la legge è stata inapplicata“.