Sabato 3 Dicembre

Quando l’agonismo può costarti caro

Esempi di alcuni gravi infortuni causati da interventi troppo duri che possono costare la carriera di un atleta

Il brutto infortunio del centrocampista del Cagliari Daniele Dessena (frattura composta della tibia e del perone della gamba destra) durante la partita contro il Brescia è uno dei numerosi casi in cui un atleta è costretto a un lungo stop per colpa di un intervento troppo duro da parte di un avversario e risolleva la questione del fair play e della sicurezza nello sport.

Nel corso degli anni si sono visti troppi falli che hanno causato gravi infortuni che possono mettere a rischio la carriera di un atleta.

Nella partita tra Birmingham e Arsenal della Premier League 2007/2008, l’attaccante brasiliano naturalizzato croato dei Gunners Eduardo Da Silva, riportò la frattura scomposta di tibia e perone della gamba sinistra dopo una brutta entrata in scivolata da parte del difensore della squadra di casa Taylor. Il giocatore si recò in ospedale per scusarsi per il fallo.

Lee Mills

Lee Mills

Qualcosa di simile avvenne nella stagione successiva durante una partita molto sentita della Serie A belga tra Anderlecht e Standard Liegi: il centrocampista degli ospiti Axel Witsel fece un’entrata con il piede a martello sul difensore polacco della squadra di casa Marcin Wasilewski e gli provocò la rottura della tibia e del perone della gamba sinistra. In quella stessa partita, il ceco Polak dell’Anderlecht si ruppe il legamento crociato del ginocchio dopo un intervento dell’attaccante dello Standard De Camargo.

I gravi infortuni non avvengono solo nel calcio. Nel 2013, durante una partita dei playoff della Serie A svizzera di hockey su ghiaccio tra l’Olten e il Lagenthal, Michael Baumberger, giocatore della squadra ospite spinse contro le balaustre un suo avversario, Ronny Keller, provocandogli la frattura della quarta vertebra dorsale e paralizzandolo a vita.

Il football americano è lo sport più importante negli Stati Uniti, ma c’è un problema troppo spesso messo a tacere in passato, ma che è ormai noto al pubblico: quello delle commozioni cerebrali. Secondo quanto riportato dal sito internet Il Post, uno studio fatto dall’Accademia Statunitense di neurologia nel 2000 su 1094 ex giocatori professionisti dell’NFL ha provato che “il 61 per cento di essi aveva avuto almeno una commozione cerebrale nel corso della propria carriera, e inoltre che il 49 per cento ha sperimentato perdita della sensibilità e formicolii; il 28 per cento artriti al collo o al nervo cervicale; il 31 per cento ha problemi di memoria; il 16 per cento non è in grado di vestirsi autonomamente; l’11 per cento non è in grado di nutrirsi autonomamente”.

LaPresse/Spada

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Negli sport di contatto è normale che ci siano scontri di gioco e c’è la possibilità di farsi male. Tuttavia va detto che se è più facile accettare l’idea di procurarsi un infortunio serio o grave in un normale scontro durante una partita, lo è molto meno se un atleta interviene, involontariamente o no, in maniera troppo dura su un avversario. Nello sport ci si può infortunare in maniera fortuita, per questa ragione gli atleti dovrebbero evitare contrasti pericolosi, poiché un grave infortunio potrebbe costarti la carriera.