Venerdi 9 Dicembre

Le verità di Budisso: “Totti non è un leader. Calciopoli? Una delusione! Luis Enrique, Montella e il gps…”

LaPresse/Valerio Andreani

Nicolas Burdisso si racconta a 360 gradi: “Calciopoli? Ad un certo punto sembrava che i colpevoli fossimo noi dell’Inter…”. E quanti retroscena su Luis Enrique e Montella…

Alfredo Falcone

Alfredo Falcone

Senza peli sulla lingua, come ha dimostrato più volte nel corso della sua carriera. Sia in campo che fuori. Tanti i temi affrontati da Nicolas Burdisso, difensore argentino del Genoa, nel corso di una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Aperto d’obbligo al mondo rossoblù: “Abbiamo tanta gente in gamba, su tutti dico Perotti: mi ricorda Figo. Scudetto? L’Inter ha più carattere, la Roma ha più tecnica, ma il Napoli ha tutte e due le cose. La Fiorentina invece credo sia un gradino sotto”. Burdisso sofferma l’attenzione sui suoi trascorsi romani: “Totti è fantastico e non può mai essere un limite, ma non si è mai fatto delle domande: non si è mai chiesto se fosse stato meglio giocare per 15 anni alla Roma e vincere oppure per 20 e non farlo. Calcisticamente non è un leader che trascina in campo. De Rossi è stato troppo buono, non ha mai voluto scavalcarlo”.

Parole importanti, come quelle che riguardano due suoi ex allenatori sempre ai tempi della Roma, Montella e Luis Enrique: “Vincenzo era bravissimo e non l’avrei mai mandato via dalla Roma, come Luis Enrique. Lo spagnolo Ha portato a Trigoria la cultura del lavoro. A Roma sembrava che quando si allenavano ti facevano un favore. Ricordo che Spalletti e Montella impazzivano di rabbia. Vincenzo usava i gps e alla fine diceva: ‘Avete lavorato in modo imbarazzante’”.

LaPresse/Iannone

LaPresse/Iannone

Immancabile una battuta su Calciopoli:Sono rimasto deluso. Dopo che era stata scoperchiata la pentola, sarebbe stato il momento giusto per farsi domande e invece, vinto il Mondiale, non è cambiato nulla. Ad un certo punto sembrava che i colpevoli fossimo noi dell’Inter, invece di vedere cosa era successo. C’era un lavoro scientifico: non il rigore contro, ma ammonizioni, falli. E alla Juve ancora espongono gli scudetti revocati: segno che non accettano di avere sbagliato”. Finale dedicato ad Adriano: “Quello visto all’Inter era indescrivibile, il più forte con cui ho giocato. Si è perso perché era troppo buono”.