Sabato 3 Dicembre

Il pugile contro il suo più grande avversario: sè stesso

Tre indizi che fanno la prova che il più grande avversario del pugile è lui stesso: Tyson, Monzon e Stecca

Nel pugilato, alla fine, si combatte sempre contro sé stessi. E per i pugili campioni, gli avversari più ostici, sono sempre e comunque loro stessi. Ci sarà chi non è d’accordo con quanto appena detto. Ne siamo certi. Eppure siamo convinti che un fondo di verità ci sia, in questa provocatoria tesi. La storia del pugilato dimostra, con esempi più che sufficienti, che è il pugile stesso, molto spesso, il suo più grande avversario.

tyson380Chi ha sconfitto Mike Tyson? Chi ha sconfitto Carlos Monzon? Chi ha sconfitto Loris Stecca? Sicuramente non altri pugili. Sicuramente non il pugilato. Sicuramente non il ring. Tyson è andato fuori controllo quando si è visto allo specchio, dopo troppi festini a base di soldi-donne-coca, e non ha retto il confronto psicologico con sé stesso. Da lì è iniziato quel piano inclinato di vita che lo ha portato a perdere, se non tutto, quasi.

Carlos Monzon, l’indio dagli occhi di ghiaccio, il pugile che mise fine alla carriera di Nino Benvenuti, era un uomo che stava bene fra le corde del ring. Fuori da quel contesto, anche se in perenne compagnia di belle donne e gente del mondo dello spettacolo, era perso, smarrito, spaurito. Senza il ring vicino, Monzon scatenava la sua violenza su vittime innocenti. Fino a uccidere la moglie. E a morire dopo una corsa in auto a tutta velocità per rientrare in carcere.

monzon fernèt brancaLoris Stecca, campione del Mondo sul quadrato nel 1984, è stato condannato nel Maggio del 2015 a 8 anni e 6 mesi per aver accoltellato, e tentato di uccidere, la sua socia della palestra di Viserba. È vero, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Ma è anche vero che, come si è soliti dire in casi come questi, 3 indizi fanno una prova. E forse questi 3 indizi appena citati sono la prova della teoria sovra esposta.

Il pugile combatte contro sé stesso. Contro le sue radici, contro i suoi ricordi, contro i suoi fantasmi, contro i suoi incubi. Perché in fondo, questo è il pugilato: affrontare a viso aperto le proprie paure, sfidandole, senza nasconderle a nessuno, men che meno a sé stessi. Il ring non perdona. Il ring mette a nudo. Il ring fa capire la solitudine. Per questo i pugili sono degli eroi. Perché hanno il coraggio, indomito, di affrontarsi, di non sfuggirsi, di combattersi. L’avversario, sul ring, è molto spesso uno specchio. Che riflette sé stessi. E quello che si vede, non sempre piace. Il problema vero, per i pugili ma anche per i non pugili, è quando si scende dal ring. Senza avere ancora vinto il match più importante. Quello con il proprio io.