Lunedi 5 Dicembre

Il buio dei Sixers

LaPresse/Reuters

Di giocatore in giocatore, dal 1939 al 2012 o giù di lì, i Sixers che hanno fatto sognare

I Philadelphia 76ers non navigano di certo in buone acque, si sa. Ora, lasciando perdere statistiche e possibili o impossibili record negativi, spiace che una realtà del basket NBA come quella di Filadelfia si trovi in questa situazione non entusiasmante. E questo perché, anche negli anni in cui non vinceva o attraversava momenti difficili, la compagine dei 76ers trovava sempre un atleta in squadra capace di diventare personaggio trainante per tutti i compagni e tutti i tifosi della squadra. Perlomeno questo è quanto dice la storia sin qui. I 76ers nascono infatti come Syracuse Nationals nell’ormai lontano 1939, nello stato di New York. È nel successivo 1963 che la formazione dei Nationals si trasferisce armi e bagagli nella città di Filadelfia, un anno dopo che i residenti Warriors avevano lasciato il loro posto vacante. Arrivati a Filadelfia i giocatori decidono di chiamarsi 76ers, in onore del 1776, anno dell’indipendenza statunitense, la cui dichiarazione venne stilata proprio in questa città della Pennsylvania.

Wilt ChamberlainEcco, dicevamo dei 76ers e dei loro “giocatori simbolo” che, volenti o nolenti, hanno sempre, in qualche modo, lenito le ferite dei mancati anelli vinti, sopperendo alla mancanza di titoli con gioco e personalità che, da sole, valevano il biglietto e il “tifo”. Si comincia con un mito del basket: Wilt Chamberlain, forse il più forte centro della storia di tutta la pallacanestro; Wilt nel 1965 è fra i giocatori dei 76ers di Philly (come viene chiamata ogni tanto la città), ed è facile intuire la felicità degli allora spettatori paganti dei SeventySixers. Poter ammirare “il più forte” in campo con la propria squadra non è poi tanto male. A seguire Wilt arrivò un altro giocatore straordinario, sicuramente un “alieno” per quei tempi. Stiamo parlando di Julius Erving, detto anche Doctor J, o Dr. J. Un giocatore spettacolare, atletico, fantasioso. Uno di quelli che, come per Wilt, vale la pena pagare il biglietto d’ingresso. Un giocatore, Erving, che ancora oggi viene indicato come “uno di quelli che ha cambiato il basket” con le sue giocate. Passato il regno di Doctor J. arrivò il momento di Moses Malone, che con Erving condivise molte partite.

erving Moses era centro. Importante. Intelligente. Ovunque. Malone era uno di quelli che quando era in campo faceva sentire la sua presenza, sia fisicamente che statisticamente. I suoi numeri coi Sixers sono ancora oggi numeri importanti. E dopo Malone, ecco arrivare il terremoto Barkley. Un vero Gian Burrasca, questo Charles Barkley. Giovane. Fisico. Rissoso. Burbero. Irrispettoso. Charles giocò con i 76ers a partire dal 1984, e fu un gran personaggio. Ricordato ancora dai 76ers fans. Chi arrivò dopo Charles fu Allen. Allen Iverson. Che rimase a Filadelfia dal 1996 al 2006. Forse il giocatore più talentuoso e più bello da vedere che abbia giocato coi Philadelphia 76ers dai tempi di Julius Erving. Veloce. Preciso. Funambolico. Stiloso. Iverson era un piacere guardarlo giocare a basket. Tecnico ed elegante. Fantastico. Dopo di lui, il nome più conosciuto pare sia quello di un certo Andre Iguodala. Del quale, però, onestamente, facciamo fatica a ricordare qualcosa di interessante. Ecco, forse il periodo nero dei Sixers nasce proprio qui. Era il 2012. Nessuno dopo, è da ricordare. Che qualcuno faccia qualcosa, però. Sarebbe ora. Per Filadelfia e per i suoi 76ers.