Domenica 4 Dicembre

Quando il “pesce puzza dalla testa”: brutte storie ai vertici del calcio mondiale

LaPresse/Reuetes

Da Blatter, passando da Platini e Tavecchio, fino a Macalli, il calcio contemporaneo costellato da troppi inganni e malefatti, proviamo a riassumerli

È scritto nei Malavoglia di Giovanni Verga: “il pesce puzza dalla testa”. E come dare torto a questa frase-proverbio che pare fare della saggezza popolare un monito atemporale? I fatti che vanno succedendosi in questo periodo nel mondo del calcio sembrano essere la conferma reale di questa teoria popolana. Il pesce puzza dalla testa. Così, ecco Joseph Blatter, detto Sepp, presidente FIFA, il massimo del calcio mondiale, finire dritto dritto nella bufera non solo mediatica che lo vede accusato in prima persona di avere agito contro gli interessi stessi della FIFA. È la prima testa. La seconda testa è francese, e ha nome Michel e cognome Platini. Presidente dell’UEFA dal 2007, sempre vicino a Sepp, al quale vuole, vorrebbe, voleva succedere. Salvo che in questi giorni anche lui, Le Roi, è finito nel polverone che ha sorpreso i vertici del calcio. Michel pare aver ricevuto Da Blatter un pagamento illecito di 2 milioni di franchi svizzeri. La sua è la seconda testa. La terza testa è in Italia. Inanella gaffes su gaffes. È uomo d’altri tempi, d’altri principi e d’altre tecnologie. Vittima e agnello sacrificale, Carlo Tavecchio, presidente FIGC, passa dalle banane agli ebreacci con estrema nonchalance. Visto il suo ruolo, forse non è l’uomo giusto al posto giusto. Forse. E arriviamo alla quarta testa di oggi. Mario Macalli. Ex- Presidente LegaPro. Un uomo che è stato inibito per 6 mesi in quanto colpevole della violazione dell’articolo 1 bis del codice di giustizia sportiva. È scritto nei Malavoglia. E anche nella storia di un calcio che sembra sempre più nel pallone: il pesce puzza dalla testa.