Sabato 3 Dicembre

Pantani, nuove conferme sull’intervento della camorra a Madonna di Campiglio: ci pensa l’antimafia

La Di­re­zio­ne di­stret­tua­le an­ti­ma­fia di Bo­lo­gna ha chiesto alla Procura di Forlì gli atti dell’indagine su Marco Pantani: nuova svolta per fare chiarezza su Madonna di Campiglio

Marco Pantani a Madonna di Campiglio, nella penultima tappa del Giro d’Italia che nel 1999 aveva già stravinto, è stato escluso in modo irregolare e illecito, su pressioni della camorra per interessi economici legati al giro delle scommesse clandestine. L’ipotesi, sempre più credibile 16 anni dopo quel tristissimo giorno per lo sport, è confermata dalla richiesta della Di­re­zio­ne di­stret­tua­le an­ti­ma­fia di Bo­lo­gna, che ha chiesto alla Pro­cu­ra di Forlì gli atti delle indagini in corso, per fare luce sui collegamenti tra la criminalità organizzata e l’esclusione del Pirata da quel giro.

Pantani (2)Infatti, come svela Francesco Ceniti sulla Gazzetta dello Sport oggi in edicola, da Bo­lo­gna nei gior­ni scor­si è par­ti­ta una ri­chie­sta pre­ci­sa verso Forlì: ve­de­re gli atti d’in­da­gi­ne svol­ti (ti­to­la­re il p.m. Lucia Spi­ri­to con la su­per­vi­sio­ne del capo pro­cu­ra­to­re Ser­gio Sot­ta­ni) per avere la con­fer­ma sull’ipo­te­si che possa es­ser­ci di mezzo la ca­mor­ra. I do­cu­men­ti sono nelle mani del so­sti­tu­to pro­cu­ra­to­re En­ri­co Cieri (im­pe­gna­to anche nella maxi in­chie­sta sulla in­fil­tra­zio­ne mas­sic­cia della ‘ndran­ghe­ta tra Mo­de­na e il ca­po­luo­go emi­lia­no) che già lo scor­so anno si era oc­cu­pa­to di Pan­ta­ni quan­do c’era stato uno scam­bio d’in­for­ma­zio­ni con la Pro­cu­ra di Forlì pro­prio dopo le in­di­scre­zio­ni di stam­pa che scri­ve­va­no di una pos­si­bi­le con­fer­ma in que­sta di­re­zio­ne dopo l’in­ter­ro­ga­to­rio del ban­di­to Renato Val­lan­za­sca. Ma ades­so ci sono anche nuovi elementi, l’ormai famosa in­ter­cet­ta­zio­ne di un ca­mor­ri­sta che conferma le parole di Vallanzasca e altri rincontri raccolti dagli in­qui­ren­ti.

Pantani (5)Chi conosce bene il ciclismo e la storia di Pantani, ha già ben chiaro come quel giorno Marco era pulito e sia stato espulso per un complotto. Bisognerà adesso capire come e da chi è stato ordito, quali sono stati i “complici” della criminalità dentro il circuito dell’UCI e del Giro d’Italia, e perchè Pantani è stato contrastato anche negli anni successivi soprattutto al Tour de France. Potrebbero emergere particolari clamorosi. Intanto l’accusa più grave potrebbe essere quella dell’as­so­cia­zio­ne per de­lin­que­re fi­na­liz­za­ta alla frode spor­ti­va e truf­fa ag­gra­va­ta. Il p.m. Cieri in que­sti gior­ni va­lu­terà il da farsi anche perché la di­sce­sa in campo della Dda an­dreb­be a ri­me­sco­la­re pure le de­le­ghe d’in­da­gi­ne: Forlì si era av­val­sa dei ca­ra­bi­nie­ri e della po­li­zia giu­di­zia­ria con l’ag­giun­ta dei col­le­ghi del Co­man­do tu­te­la della sa­lu­te di Roma. Il la­vo­ro svol­to era stato in­ten­so: in Pro­cu­ra erano state ascoltate di­ver­se per­so­ne in­for­ma­te sui fatti. Non solo, a mag­gio c’era stato il lungo in­ter­ro­ga­to­rio dei tre me­di­ci e dell’ispet­to­re che ef­fet­tua­ro­no il pre­lie­vo su Pan­ta­ni. Il pro­cu­ra­to­re Sot­ta­ni aveva par­la­to espres­sa­men­te di una ipo­te­si (la de­pla­sma­zio­ne del san­gue) che po­treb­be es­se­re stata usata per al­za­re l’ema­to­cri­to. I ca­ra­bi­nie­ri ave­va­no rac­col­to altri det­ta­gli ine­di­ti e mai rac­con­ta­ti su quel 5 giu­gno. Per­si­no le mi­nac­ce ri­ce­vu­te da un teste chia­ve. Tutto que­sto la­vo­ro ora po­treb­be fi­ni­re sotto il cap­pel­lo dalla Dda che avreb­be la pos­si­bi­lità di ge­sti­re l’in­chie­sta anche riaf­fi­dan­do le de­le­ghe d’in­da­gi­ne agli stes­si sog­get­ti. E la Pro­cu­ra di Forlì in qual­che modo con­ti­nue­reb­be il la­vo­ro: l’obiet­ti­vo sa­reb­be sco­pri­re le azio­ni messe in atto dalla ca­mor­ra e so­prat­tut­to in­ca­stra­re i com­pli­ci che avreb­be­ro messo in atto l’al­te­ra­zio­ne del test per far squa­li­fi­ca­re Pan­ta­ni.

Foto Marco Rosi/Lapresse

Foto Marco Rosi/Lapresse

Il boss Vallanzasca negli scorsi anni aveva ri­cor­da­to come du­ran­te il Giro 1999, men­tre era nel car­ce­re di No­va­ra, un de­te­nu­to af­fi­lia­to ad un clan della camorra gli aveva con­si­glia­to di pun­ta­re molti soldi sui ri­va­li del Pi­ra­ta “perché tanto il pe­la­ti­no non ar­ri­va a Mi­la­no“. Per anni Val­lan­za­sca si era ri­fiu­ta­to di col­la­bo­ra­re con gli in­qui­ren­ti, te­men­do ven­det­te. Nel 2014 in una in­ter­vi­sta a Me­dia­set aveva ria­per­to la que­stio­ne, dando dei det­ta­gli in più. E nell’ot­to­bre 2015 nell’in­ter­ro­ga­to­rio con i ca­ra­bi­nie­ri aveva ri­stret­to il cer­chio a pochi nomi. La “svolta” del caso è arrivata per una pura coincidenza: uno dei so­spet­ti (dopo aver ne­ga­to ogni coin­vol­gi­men­to) sotto con­trol­lo per un’in­chie­sta che non c’entrava nulla col ci­cli­smo, sen­ten­do­si al si­cu­ro, aveva con­fer­ma­to a un amico la tesi di Val­lan­za­sca. La con­fi­den­za è stata in­ter­cet­ta­ta. Ecco perché la Dda vuole an­da­re a fondo in una sto­ria che ha un re­spi­ro in­ter­na­zio­na­le anche a di­stan­za di 16 anni. Sperando che sia la volta buona per restituire giustizia dovuta (e quel Giro d’Italia) ad un campione eccezionale che ci manca ogni giorno di più.