Sabato 3 Dicembre

Nostalgia canaglia, Bradley sogna un ritorno in Italia: “manca più a me che a Giovinco”

Il centrocampista ex Roma, ora al Toronto, sogna una nuova esperienza in Italia lasciata nel 2014 per non perdere l’occasione di giocare i Mondiali brasiliani

Quattro anni passati in serie A, non proprio una meteora, protagonista nel Chievo e poi nella Roma di Garcia, lasciata per tornare nella Mls, al Toronto, a preparare il Mondiale brasiliano.

LaPresse/Reuters

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Oggi Michael Bradley ha voglia di serie A, molto più di Sebastian Giovinco: “con Seba parlo spesso in italiano. Ho più nostalgia io dell’Italia di lui. Non ha alcuna voglia di tornare, da noi si trova benissimo con tutti, è un protagonista, un idolo. La società è organizzata e non fa mancare nulla, Toronto offre una qualità della vita altissima. Difficile trovare difetti. Sto bene qui in Canada, non ho bisogno di andar via. Ma la vita è un percorso a tappe. Quando lasciai la Roma nel gennaio 2014, 6 mesi dopo c’era il Mondiale, avevo bisogno di giocare e Garcia vedeva meglio altri compagni. Il Toronto mi ha presentato un progetto di crescita, chiedendomi di diventare il leader della squadra. In questi 2 anni sono migliorato come calciatore e come uomo. E mi stuzzica una nuova avventura in Europa. Non ho mai fatto scelte legate ai soldi. Amo il calcio, la mia famiglia mi segue ovunque vada, di fronte a una bella nuova esperienza non sarebbe mai l’ingaggio il problema. E neanche la sicurezza di un posto.

REUTERS/Lapresse

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Nei top club devi guadagnartelo. Quello che mi fece scegliere Toronto fu la considerazione per me, non l’ingaggio“. La Mls sta crescendo, Bradley sottolinea i punti di forza del soccer made in Usa: “il nostro torneo sta crescendo molto, gli impianti sono bellissimi, moderni, l’affluenza di pubblico sempre maggiore, il soccer diventerà presto lo sport più seguito. Chi pensa di venire qui per la pensione si sbaglia non basta il nome per giocare“. Infine una battuta su Andrea Pirlo:NY City è alla prima esperienza in Mls, normale abbia avuto difficoltà, ma Andrea tecnicamente non si discute, le sue giocate sono sempre uno show. L’importante è l’atteggiamento negli allenamenti e lui ha avuto quello giusto. Gli americani sono entusiasti, amano le star ma non sono sciocchi…”.