Martedi 6 Dicembre

Immobilismo italico, stadi Made in Italy allo sbando

LaPresse/Spada

Gli stadi italiani hanno carenze di sicurezza e controlli, un’arretratezza tutta tricolore che si riflette sulle infrastrutture dello sport più amato dagli italiani

Ci vuol coraggio, dài. Inutile dire i contrario. Stupido non ammetterlo. Ci vuol coraggio. A tornare a sedersi in uno stadio. Specialmente se lo stadio è italiano. Gli stadi italiani sono stadi al 90% “incivili”, nel senso che non hanno quei requisiti minimi che la civiltà italiana meriterebbe. Soprattutto se si pensa che chi assiste a una partita di calcio paga un biglietto. Nel 2015 siamo ancora fermi. Bagni (maschili) che nemmeno le latrine delle trincee più putride hanno mai immaginato. Bagni femminili… perché, esistono? Sedute scomode, strette, antiquate. Scalinate a prova d’alpinista provetto. Controlli delle borse uno su dieci. Controllo dei documenti uno su dieci. Centinaia di ingressi rispondono al più fastidioso dei passaparola italiani: “è amico mio”. Quindi, zero controlli. E via! Ci vuol coraggio, quindi, inutile negarlo, a ri-sedersi in uno stadio. E a tifare la propria squadra con tranquillità. Anche perché, si sa, quando si vuole, allo stadio qualcuno fa entrare, sempre e comunque, ciò che vuole. E nessuno dice nulla. E nulla cambia. Da decenni. Purtroppo. Immobilismo Italico. Cui prodest?