Martedi 6 Dicembre

Il Berardi che ci piace: il talento italiano tra follie e sfrontatezza

LaPresse - Alessandro Fiocchi

Rimpiangendo Maradona e George Best non possiamo che fare affidamento su Domenico Berardi. Il ventenne italiano ha un “lato oscuro” ormai molto raro nei calciatori moderni

Berardi è come Maradona: un gioiello. Siamo consci che il paragone possa provocare reazioni. Giuste. Comprensibili. Accettabili. Però, a noi, quel Berardi lì ricorda molto Diego. Non tanto per le sue giocate, seppur di estrema qualità. Piuttosto per il carattere. Deciso. Pazzo. Imprevedibile. Mai scontato. E a noi piace un po’ di sana e onesta follia in questo mondo che vede tutti gli sportivi omologati a uno stereotipo noioso e annoiante. Le interviste ai calciatori sono sempre le stesse. Le risposte sono sempre le stesse. Le premesse e le promesse sono sempre le stesse. Viva la libertà! Viva la bellezza dei 20 anni e la sfrontatezza di essere ribelli! Basta coi giocatori cartonati che quando parlano sembrano ventriloqui a cui la bocca si muove solo per ripetere frasi fatte. Ci piace Berardi e ci piace anche quel suo lato oscuro. Come Diego, che la notte era sullo yacht, e il pomeriggio faceva impazzire tutti coi suoi dribbling. L’artista, il vero artista, non ha lacci né catene. Berardi è così. Adesso è in atto un vero e proprio tentativo di “lavaggio del cervello” di Domenico. Se non diventi “buono” non vai in Nazionale. Non puoi essere sempre così. Sei una mela marcia. Noi andiamo controcorrente. A noi Berardi piace così: ribelle con classe. È inutile rim-piangere George Best se poi quando ne abbiamo uno italiano cerchiamo di tarpargli ali e talento. Shine on, you crazy diamond!