Sabato 3 Dicembre

Esterofilia finita per gli allenatori italiani: Sarri, Mancini e Montella esempi da seguire

LaPresse/Jennifer Lorenzini

Un’Italia che da sempre predilige gli stranieri ultimamente premia allenatori italiani giovani e meno giovani che stanno facendo bene in Serie A

In Italia siamo ammalati di esterofilia*. (*Esterofilia: accentuata predilezione per tutto ciò che è straniero). Nemmeno il calcio italico è immune da questa malattia. Non si spiega altrimenti l’invasione di massa a cui abbiamo assistito negli ultimi 40 anni da parte di giocatori stranieri nel nostro campionato. Un campionato che si dice ancora italiano ma che a ben vedere di italiano ha ancora ben poco. Ci sono squadre di serie A nelle cui fila militano zero giocatori col passaporto italiano. E anche sulle panchine, fino a qualche tempo fa, si pensava fosse meglio un Benitez qualsiasi che un Sarri from Napoli per allenare la compagine partenopea. Per fortuna, da qualche tempo, il vento delle panchine sta cambiando. E il calcio italiano, meraviglia, sta migliorando. Sta migliorando come gioco, intensità, spettacolo. E sta cambiando grazie agli allenatori nati in Italia. I loro nomi? Eccoli: il sopra citato Maurizio Sarri, classe 1959, che sta facendo volare il Napoli; Roberto Mancini, classe 64, nato a Jesi, che vede la sua Inter non ancora bellissima ma già capolista; Eusebio De Francesco, nato a Pescara nel 1969, che ha portato il Sassuolo a respirare aria d’alta quota; e adesso, appena ritornato sulle scene, Vincenzo “aeroplanino” Montella, classe 1974, che ha dato le basi, esteticamente coraggiose, per la bella Fiorentina di quest’anno. Italiani, sempre più giovani. Il futuro dell’Italia vincente passa da qui. Ne siamo certi.