Chiesta una sospensione della Russia dalle competizioni per 2 anni

Un uragano si abbatte sul mondo dell’atletica leggera: quello che sta per nascere potrebbe travolgere la Russia, non solo la Federazione nazionale dell’atletica ma addirittura il suo intero movimento sportivo.
A Ginevra la Wada (agenzia mondiale per la lotta al doping) sta presentando alla stampa un reportage che contiene particolari agghiaccianti, che rivela l’esistenza di una vera e propria cupola, un sistema occulto, una centrale segreta costruita per alterare o nascondere migliaia di test antidoping e relative positività, con coperture ai più alti livelli politici, già perché l’inchiesta della Wada, partita dalle rivelazioni della tv tedesca Ard coinvolge anche le alte sfere politiche della madre Russia.
Dick Pound, ex numero uno dell’agenzia ne parla come di “uno scandalo più grave di quanto potessimo pensare, perché scientemente si sono fatti gareggiare atleti che dovevano essere fermati per la loro positività”. Il report accusa senza mezzi termini il direttore del laboratorio di Mosca, Grigory Rodchenko, reo di aver distrutto 1417 test.
DopingUn ordine sarebbe che partito direttamente da Vitaly Mutko, ministro dello Sport. Come se non bastasse alla periferia di Mosca era stato creato un laboratorio-ombra dove i test venivano controllati prima che approdassero all’Antidoping ufficiale russo, dove ovviamente arrivavano solo quelli che non presentavano anomalie.
Anche le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi vengono tirate in ballo: durante quei Giochi, membri dei Servizi Segreti si sono infiltrati nei laboratori antidoping per manomettere i risultati degli atleti russi. Per tutti questi motivi, la Wada nella sua lotta al doping, chiede adesso la sospensione di due anni della federazione russa di atletica da tutte le competizioni ufficiali, compresi i prossimi Giochi di Rio.
Chiesta anche la radiazione a vita di cinque atleti: fra questi l’olimpionica degli 800 metri donne a Londra, Marya Savinova e della terza di quella gara, Ekaterina Poistogova. Se confermata, la radiazione comporterebbe l’oro alla sudafricana Semenya, l’argento alla keniana Jelimo e il bronzo alla statunitense Johnson-Montano.