Mercoledi 7 Dicembre

Dai campi in terra a San Siro, Donnarumma si racconta: “sono riflessivo, non mi monto la testa”

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Il giovane portiere del Milan svela alla Gazzetta dello Sport l’emozione provata all’esordio con il Sassuolo: “ho chiamato subito i miei genitori, non potevo crederci”

Una vita spensierata, propria di quei ragazzi che a sedici anni amano giocare e divertirsi senza pressioni e ansie. Di questi giovanissimi non fa parte Gigi Donnarumma, portiere 16enne del Milan che non smette di incantare San Siro e Sinisa Mihajlovic.

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L’esordio con il Sassuolo un’emozione unica, così la racconta alla Gazzetta dello Sport il baby fenomeno dei rossoneri: “una fortissima emozione. Non avevo capito prima che l’allenatore mi avrebbe fatto giocare. Io di solito le emozioni le tengo dentro, ma quel giorno fu difficile. Dopo l’allenamento chiamai subito i miei genitori e loro partirono da Castellammare per venire a vedermi. In pullman verso lo stadio provai sensazioni particolari. E poi… entro in campo, tocco la traversa e via: si gioca”. Il sogno di una vita? Indossare i guantoni e difendere la sua casa, una dimora formata da due pali e una traversa: “ho sempre voluto fare questo: il portiere. Nient’altro. Da bimbo chiesi io di stare in porta. Naturalmente poi spero di vincere trofei importanti, ma il mio sogno l’ho già realizzato”. Un’adolescenza passata a Castellammare di Stabia, amici, hobbies e divertimento: “la famiglia e gli amici. E la pizza: quando torno a casa, vado subito a mangiarla… Mio padre Alfonso e mia madre Maria quando possono vengono a Milano, ma a Castellammare c’è ancora Nunzia, mia sorella. Mamma era dispiaciuta di vedermi partire, come già aveva fatto mio fratello Antonio.

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Ma lei e papà mi hanno lasciato seguire la mia strada. Vogliono solo il diploma, ma anche io penso sia fondamentale”. La scuola non è un problema per Donnarumma: “dipende dagli orari. Se ho allenamento al pomeriggio riesco anche a frequentare le lezioni al mattino”. San Siro, Olimpico e, sabato, Juventus Stadium, non male per un ragazzino che ha iniziato sui campi in terra battuta: “Il primo  campo in cui giocai era di terra vicino a casa. Era bello anche tuffarsi lì. A sedici anni non sento la pressione. Certo, San Siro è maestoso e forse lì un po’ la puoi avvertire. Allo Stadium ci sarà un grande ambiente, ma non sono preoccupato. Montarsi la testa sarebbe facile ma il mio carattere riflessivo e tranquillo mi aiuta a non farlo“.