Sabato 10 Dicembre

Ciclismo e tecnologia, meglio l’umanità dell’eroico ciclista o la freddezza dell’elettronica?

LaPresse/Luigi Sestili

Dopo l’avvento della tecnologia nella Formula Uno e nella Moto Gp potrebbe arrivare una tecnologia similare anche all’interno del ciclismo, l’elettronica avvilirà anche questo splendido sport?

La bicicletta è libertà. Questo diceva Vincenzo Nibali nelle pagine del suo libro, “Di furore e lealtà”. La bicicletta è libertà. Ma siamo sicuri che sia ancora così? Non più, a onor del vero. La bicicletta che rende liberi con un sol colpo di pedale è una visione romantica e datata del velocipede. Oggi, dire bicicletta, porta con sé anche molte altre cose, per lo più sconosciute ai più. Telemetria, data-logger, centralina, microcomputer, sensori, bluetooth, cloud, nanosim, ant+, 4.0, accelerometri, anemometri, ecc. Tutto questo è “bicicletta” letta nel futuro prossimo venturo. Assomiglia molto a quello che è già successo in Formula 1 e in MotoGP. Elettronica a manetta e ingegneri che guidano monoposto e moto direttamente dalla postazione box tramite i loro computer analizzando i dati a disposizione. Il problema è che, guerra Vale-Marc a parte, sia Formula 1 che MotoGP, con l’ingresso dell’elettronica hanno visto scemare interesse, pubblico, passione. Ci chiediamo già ora se sia davvero il caso di portare gli stessi “problemi” anche nel ciclismo. Se sia il caso di immaginare “ammiraglie tecnologicamente evolute”. Se valga davvero la pena di sostituire all’umanità dell’eroico ciclista la freddezza della pura tecnologia.