Mercoledi 7 Dicembre

Attentati Parigi, Sergio Parisse: “non voglio darla vinta al terrorismo”

LaPresse/PA

Sergio Parisse si racconta dopo gli attentati di venerdì di Parigi, città in cui vive insieme alla moglie

Sergio Parisse, capitano della Nazionale italiana di rugby, vive da anni con la moglie a Parigi. I fatti accaduti venerdì lo hanno sicuramente scosso, ma il giocatore dello Stade Francais non ha intenzione di “scappare” e di abbandonare quella terra che ormai ama. In un’intervista riportata da “Gazzetta dello Sport” Parisse racconta il suo stato d’animo, le sue sensazioni e i suoi pensieri dopo gli attentati di Parigi.

Come sta affrontando questi giorni dopo i fatti terribili che hanno colpito la città dove vive?
Come chiunque altro, parigino o no, che si trova in questa splendida città. Con disagio, preoccupazione, terrore e rabbia.

Che atmosfera si respira all’interno della squadra e qual è il morale dei suoi compagni di squadra francesi?
Un’atmosfera surreale. Io e i miei compagni viviamo questo sconcerto in un ambito di estrema solidarietà. Per quelli francesi credo sia un dolore ancora più grande visto che coinvolge anche i loro parenti e amici.

Pensa che lo sport possa avere un ruolo importante per far vedere che la Francia ed il mondo in generale non si piegano al terrorismo?
Certamente si, lo sport è sempre stato motivo di aggregazione ed identificazione, sia all’interno di una squadra che per i tifosi assumendosi l’onere, e non sempre riuscendoci, di essere d’esempio.

Sapere che uno degli attentati era programmato nel corso di una partita di calcio (l’amichevole Francia-Germania allo Stade de France, ndr) la preoccupa in maniera particolare per i suoi prossimi impegni sportivi?
Sicuramente sì. Il terrorismo normalmente sceglie di colpire i punti di grande aggregazione come un concerto o una partita. Situazioni di grande spensieratezza, tramite le quali, oltre a raggiungere un grande numero di persone, punta a minare la serenità della gente portandola a non partecipare più a questi eventi di grande socializzazione.

Edinson Cavani e David Luiz, calciatori sudamericani del Paris Saint Germain, hanno detto che potendo “non rientrerebbero” a Parigi. Condivide il loro pensiero o meno?
Pur rispettando la loro opinione, sentendomi parte integrante di questa città, mi sembrerebbe di tradire il mio amore per lei e tutti i miei amici francesi riconoscendo così la vittoria del terrorismo.