Mercoledi 7 Dicembre

10 anni senza George Best, l’esteta dal ciuffo ribelle che cambiò il calcio con gli eccessi

Dieci anni fa moriva George Best, l’unico giocatore capace di vincere il Pallone d’Oro pur dedicando la sua vita a donne, alcool e macchine di lusso

Non fate come me, non morite così“. E’ il 25 novembre del 2005, George Best saluta il mondo e vola via. Zigomi che schizzano fuori, occhi gialli e spalancati, la testa che va da sinistra a destra rapidamente, come fosse in preda al panico. In un attimo di lucidità però, lui, il quinto Beatles come amavano tutti chiamarlo, lancia un appello al mondo “non fate come me”.

George-Best A dieci anni dalla sua morte, però, vogliamo ricordare George per quello che lo ha reso Best, cioè il calcio, quella palla con cui sapeva fare veramente di tutto, “se fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelè” amava ripetere quell’esteta del football che vinse qualcosa come due campionati inglesi, la Coppa dei Campioni del 1968 e nello stesso anno il Pallone d’oro. Il nordirlandese dal ciuffo ribelle amava tutto della vita, peccato però che quel tutto fosse sempre un eccesso “ho speso gran parte dei miei soldi per alcool, donne e automobili, il resto l’ho sperperato“, il campo da calcio e il Manchester United erano solo un passatempo nella vita di George Best come spiegò lui stesso: “era il 1976, si giocava Irlanda del Nord-Olanda.

best1 Giocavo contro Johan Cruyff, uno dei più forti di tutti i tempi. Al 5° minuto prendo la palla, salto un uomo, ne salto un altro, ma non punto la porta, punto il centro del campo: punto Cruyff. Gli arrivo davanti, gli faccio una finta di corpo e poi un tunnel, poi calcio via il pallone, lui si gira e io gli dico: ‘Tu sei il più forte di tutti, ma solo perché io non ho tempo“. 181 reti all’attivo in 473 apparizioni con i “red devils”, una leggenda dell’Old Trafford a cui hanno accostato prima David Beckham, bocciato da Best: “non sa tirare col sinistro, non sa colpire di testa, non è bravo nei tackle e non segna molto. Per il resto è un buon giocatore“, poi Cristiano Ronaldo, l’unico a cui George concesse quell’onore: “negli ultimi anni di molti giocatori hanno detto ‘è il nuovo Best’, ma per la prima volta per me è un complimento“.

best e pelè Lasciato il Manchester United iniziò il suo peregrinare per il mondo: America, Australia, Hong Kong, non mancò nulla. Ma, da lì, iniziò anche il lento e inesorabile declino: “quando giocavo negli Stati Uniti abitavo in una casa sul mare, ma non sono mai riuscito a farmi una nuotata: lungo il tragitto c’era un bar“. L’alcool e la droga si presero gioco di lui, Best non riuscì più a smettere: “nel 1969 ho smesso con donne e alcool, sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita“. Vizi e football, donne e fama sempre di pari passo: “sarebbe stato difficile scegliere tra un gol al Liverpool o poter andare a letto con Miss Mondo. Per fortuna ho fatto entrambe le cose“. Genio e sregolatezza, eccessi e virtù, in due sole parole George Best: “quando morirò, la gente dimenticherà tutte le cavolate che ho fatto e quello che resterà sarà solo il calcio“. Esatto George, a dieci anni dalla tua morte ti ricordiamo così, come il ribelle del football che ha fatto innamorare il mondo, proprio tu, George The Best: “Pelè ha detto che sono il più grande giocatore del mondo? Si ha ragione!“.