Domenica 4 Dicembre

Michael Jordan grato al basket: “mi ha permesso di conoscere e di farmi conoscere”

LaPresse

Michael Jordan si confessa in un’intervista, racconta i suoi progetti, il suo passato, il suo futuro e la sua gratitudine al basket

Dopo 11 anni la leggenda Nba e re del basket Michael Jordan ha visitato la Cina per la seconda volta. Come proprietario dei Charlotte Hornets, MJ ha concesso una lunga intervista esclusiva all’agenzia Xinhua sul passato, il presente e il futuro. La sua precedente visita nel 2004 divenne una sorta di evento con migliaia di appassionati impazziti per l’arrivo dell’ex stella dei Chicago Bulls. “Vedere per le strade tanti appassionati che si ricordavano di me come giocatore è stato davvero bello. Tornare mi dà l’opportunità di rivedere tutti quei fans“, ha ricordato Jordan. L’ 11 e il 14 ottobre, Hornets e Clippers giocheranno due partite a Shenzhen e Shanghai. Jordan ha detto che il Tour in Cina di quest’anno ha due obiettivi: far conoscere gli Hornets ai tifosi, promuovere il brand Jordan e tutto quello che significa questo marchio per i tifosi. Per quanto riguarda le prospettive degli Hornets per la nuova stagione, Jordan ha mostrato un cauto ottimismo.

ZUMA Press/LaPresse

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Dovremmo essere ok. Abbiamo cambiato un sacco di giocatori. Tutti sono sono molto eccitati, ma non voglio esagerare“, ha detto Jordan che ha fatto una menzione speciale per l’idolo dei cinesi Jeremy Lin arrivato dai LA Lakers quest’estate. “Jeremy Lin penso sarà il nostro più grande acquisto. Le sua penetrazioni, le sua capacità di recupero, il suo playmaking: può davvero darci una mano“, ha detto Jordan. Il più grande giocatore di tutti i tempi, vincitore di 6 titoli Nba e 6 volte Mvp delle Finali, Jordan ha condotto i Chicago Bulls a due ‘three-peat’ dal 1990 al 1993 e dal 1995 al 1998, creando “l’invincibile dinastia Bulls” insieme ai vari Scottie Pippen e Dennis Rodman. Dopo un primo ritiro nel ’93, Jordan si ritirò una seconda volta dopo lo storico ultimo tiro con cui nel 1998 consentì a Chicago di battere gli Utah Jazz in gara 6 di finale. Nel 2001, indossando la maglia n° 23 dei Washington Wizards Jordan tornò a giocare per la terza volta, diventando tra l’altro unico giocatore nella storia a giocare tutte e 82 le partite di regular season all’età di 40 anni. Parlando del suo finale di carriera, MJ ha detto che ai Wizards “inizialmente volevo creare un programma vincente. Alcuni obiettivi li ho raggiunti, altri non ho avuto la possibilità“, ha detto. Nonostante le critiche, Jordan non si è mai pentito di quel ritorno. “Non cambierei mai quello che ho fatto nella mia vita, perché si tratta di un percorso di apprendimento e di esperienza per me. Anche se non ho raggiunto tutti gli obiettivi a Washington, ho imparato da alcune delle cose che ho fatto. Ci sono stati pro e contro che mi hanno aiutato a diventare un proprietario migliore e una persona migliore“, ha spiegato ancora. La caratteristica principale della sua straordinaria carriera è stata la sua voglia di vincere, il suo desiderio di eccellere sempre e comunque.

Zuma Press

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Un istinto innato che lo ha accompagnato nel corso di tutta la sua vita. “Non ho mai dubitato sulle mie qualità, ma come giocatore di basket ho dovuto migliorare tanto in termini di fiducia“, ha detto ancora Jordan a Xinhua. “Ho sempre sentito di poter giocare, avevo solo bisogno di imparare. Mi mancava l’esperienza“, ha ricordato. Nel 2003, il più grande giocatore di basket di sempre ha chiuso definitivamente la sua carriera. A 52 anni Jordan non ha perso però il suo desiderio di eccellere, questa volta non più su un campo di basket ma sui green del golf. “Ora la mia competitività è tutta lì. Mi piace giocare a golf, è qualcosa che mi ha conquistato“, ha detto Jordan. “Anche fuori dal campo sono competitivo, ad esempio negli affari“, ha dichiarato ancora Jordan. E non a caso l’ex stella dei Bulls ha ottenuto un grande successo come uomo d’affari. Secondo Forbes, Jordan hanno guadagnato 100 milioni di dollari dalla Nike e da altri sponsor l’anno scorso, più di ogni altro atleta o ex atleta. Il suo marchio, progettato e prodotto da lui stesso, è da decenni un ‘cult’ nel settore dell’ abbigliamento sportivo. Jordan ha detto che lui stesso è sempre stato coinvolto nella creazione dei prodotti. “Mi interesso a tutto ciò che porta il mio nome, dai diritti, al design, a come può essere utilizzato. Voglio sempre avere il controllo su tutto“, ha detto Jordan. “Non è qualcosa che sto facendo solo in questo momento, è qualcosa che ho sempre fatto e continuerò a farlo finché sono in grado perchè mi piace“, ha spiegato.

Chris Keane/Icon SMI

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Nel 2010 Jordan ha acquistato una quota di maggioranza dei Charlotte Bobcats, tornati poi a chiamarsi Hornets come in origine, diventando il primo ex giocatore nella storia a diventare proprietario di una squadra Nba. L’ex stella di Chicago è anche l’unico proprietario afro-americano della lega. Con un patrimonio netto di un 1 miliardo di dollari, Jordan è entrato nel ‘club dei miliardari’ di Forbes. Jordan ha detto che è stato il gioco del basket a dargli la possibilità di fare un sacco di cose, incontrare tante persone diverse e ispirarle. “Il basket mi ha permesso di conoscere tante persone che probabilmente mai avrei incontrato se non avessi giocato“, ha ammesso Jordan. “Quando vedono Michael Jordan tutti vedono una persona che ama le sfide, i miglioramenti e ha lavorato duramente per questo. Quindi, vorrei che le persone quando vedono Michael Jordan pensino sia una brava persona, un bravo competitor, un buon imprenditore e un buon giocatore di pallacanestro“, ha concluso MJ.