Sabato 10 Dicembre

Il gol, il sogno, il grande incubo: Giuseppe Rossi come l’araba fenice e quel gol atteso 501 giorni…

LaPresse/Jennifer Lorenzini

Era dal lontano 18 maggio del 2014 che Pepito non andava in rete. Un anno e mezzo dopo ecco il gol al Belenenses, sarà l’inizio di una nuova rinascita? Conte ci spera

Minuto 89 di Belenenses-Fiorentina. Partita già in cassaforte per i viola grazie ad un rotondo 0-3 firmato Bernardeschi-Babacar. Squadre stanche e ormai con la testa negli spogliatoi. Lì davanti però, un signore con la maglia numero 22 non ne vuole sapere di andare sotto la doccia.

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Cerca il gol, lo vuole, lo desidera, brama dalla voglia di alzare le braccia al cielo e tornare a vestirsi di gioia e adrenalina. Non c’è modo di farlo desistere, lotta, sgomita, si batte e, finalmente, ecco il momento tanto atteso. Quel signore con la maglia numero 22 si prende la sfera servitagli da Badelj, la accarezza e, con un sinistro morbido, trafigge il portiere avversario e si toglie di dosso paura, sgomento e depressione. Quel signore con la maglia numero 22 si chiama Giuseppe Rossi e 501 giorni dopo l’ultima volta, torna a sorridere e ad esultare. Era il 18 maggio del 2014 e l’avversario dei viola era il Torino, lì si ferma la favola di Pepito e inizia il suo calvario. Infortuni, ricadute, ginocchia andate e, poi, miracolosamente guarite. Oggi Giuseppe ha vinto, l’urlo strozzato da troppo tempo si è liberato in una fredda sera portoghese, davanti ad un avversario tutt’altro che irresistibile. Ma quel che conta è che la rete è tornata a scuotersi, non per una leggera brezza marina, ma per un dolce sinistro di Giuseppe Rossi, il silent-boy che ha sconfitto il dolore e, adesso, torna per prendersi tutto: la gloria, l’azzurro, Firenze.