Sabato 10 Dicembre

Dalla panchina di Parma alla ribalta inglese, Graziano Pellè si racconta: “Koeman mi ha cambiato”

LaPresse/Davide Anastasi

Dalla panchina al Parma all’esplosione olandese con il Feyenoord di Koeman, adesso Pellè incanta in Premier e con la Nazionale Italiana

Le difficoltà di Parma, la panchina e il campo che restava lontano, Poi l’Eredivisie, il Feyenoord e la definitiva esplosione. Adesso Graziano Pellè incanta con il Southampton e con la maglia azzurra, convinto di poter dare ancora di più ai suoi due allenatori preferiti, Koeman e Antonio Conte.
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Ho sempre creduto nelle mie qualità ma una cosa è pensare di essere bravo, un’altra dimostrarlo – racconta in un’intervista al ‘Guardian’ – Ero un buon giocatore ma non ero concreto. Il mio agente mi ha aiutato molto, mi ha detto che non ero abbastanza ‘affamato’ per avere successo. E siccome sono una persona orgogliosa e quelle parole mi hanno toccato, mi sono detto: ‘ok, adesso ti dimostrerò quanto valgo’. Ma anche la mia famiglia è stata importante e quando non giocavo molto non era bello vedere mio padre non felice. Sapevo che avevo delle qualità e non voleva che sprecassi il duro lavoro che aveva fatto per mantenermi”. Ibiza è il luogo della rinascita, lì Graziano Pellè incontra il figlio di Ronald Koeman che lo convince a seguire il padre al Feyenoord, il si arriva immediato coì, nel 2012, ecco la definitiva esplosione.

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Mi ha dato tantissima fiducia, mi ha fatto giocare anche quando forse non lo meritavo perche’ sapeva che avevo bisogno di tempo dopo un periodo in cui non giocavo spesso – dice di Koeman – Mi ha dato l’occasione giusta per diventare l’attaccante titolare. E oggi gli dico sempre che se allena il Southampton e’ perche’ ho segnato 60 gol al Feyenoord“, sorride. Anche in Premier Pellè continua a finire nel tabellino dei marcatori. “Qui non siamo a Manchester dove dopo una brutta partita tutti parlano e dicono la loro. Arrivo dall’Italia, dove hai la pressione addosso, ma qui è tutto più rilassato, hai la sensazione che dipende solo da noi fare bene perche’ chi è attorno ci da’ tutto quello di cui abbiamo bisogno. Oggi sono più maturo e so cosa voglio“. E cioè ripagare la fiducia di Koeman e del Southampton. “Se gioco male ma segno un gol, il giorno dopo sono comunque in prima pagina, è il lato positivo dell’essere attaccante. Ma se gioco bene e non segno, allora diranno che ho fatto male.

LaPresse/Fabio Cimaglia

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Un attaccante deve segnare, magari non devo per forza fare 30 gol a stagione ma essendo un attaccante, se in una partita non segno o non faccio un assist, mi rode perche’ sono ambizioso“. In Inghilterra “tutte le partite sono dure, non importa l’avversario. Se in Eredivisie ogni tanto potevo rilassarmi, qui è diverso, tutti i giocatori sono molto competitivi“, confessa Pellè, ormai entrato in pianta stabile nel giro azzurro e quasi certo di essere l’attaccante titolare al prossimo Europeo. “C’è stato un momento in cui non stavo facendo bene e non giocavo nemmeno tanto e stavo guardando l’Italia vincere i Mondiali e mi dicevo: ‘perche’ non posso esserci pure io?’. Ma sapevo che se avessi continuato a non giocare e a non fare bene, non sarebbe successo mai. Poi, però, ho cominciato a fare bene, sono arrivato in Inghilterra e ho pensato: ‘posso far parte della Nazionale’. E il ct mi ha dato la chance di giocare, ho fatto bene la maggior parte delle volte e ora provo a tenermi stretta la maglia azzurra. E’ una sensazione fantastica“.