Martedi 6 Dicembre

Bici veloci: gare tra chi è più forte o chi è più dopato?

Sentirsi professionisti senza esserlo: quando lo sport passa dal mantenere in forma a distruggere

In Italia, come mostrano i risultati dei controlli e i blitz di Nas e Polizia, le corse ciclistiche amatoriali sono le prove sportive dove si concentra l’80% del doping. Incredibile? No, vero. Purtroppo. Chissà perché. Chissà percome. Chissà perdove. I dati, però, parlano chiaro. Il ciclismo sembra essere ripieno, farcito, intriso di partecipanti a gare disposti a consumare e vendere porcherie pur di vincere una coppa o una targhetta. Sentirsi professionisti senza esserlo. Rincorrere un treno, quello della giovinezza, che è passato e non tornerà. Iniziare per mantenersi in forma e poi invece “sbroccare” e ritrovarsi a iniettarsi marciume nelle gambe. Non stiamo parlando delle “granfondo” in cui ci si scambia pacche sulle spalle, ci si “ristora” assieme e i “tempi massimi” sono dilatati oltre misura ed età. No. Stiamo parlando delle corse in circuito. Quelle per “amatori” in fissa con “l’agonismo” più spietato. Stiamo parlando di 20.000 tesserati circa. Di 4.000 gare all’anno. Di prove in cui se ci si conta in 100 alla partenza è già tanto. E magari le facce sono quasi sempre le stesse. Occorre fare attenzione. Attenzione massima. Al confine fra lo sport che mantiene in forma e lo sport che distrugge. Occorre fare attenzione. E massima distinzione. Fra chi è il più forte. E chi è il più dopato.