Lunedi 5 Dicembre

Alex Schwazer, dichiarazioni shock: “prima siringa a casa di Carolina”

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Alex Schwazer si racconta ad OpenSpace: il suo passato pulito, quello sporco, la sua storia con Carolina Kostner e il futuro fatto di gare

A Pechino 2008 ero pulito, ci sono le analisi, avevo un valore del sangue più basso della norma. Ho dei valori del sangue molto bassi: negli ultimi 25 anni non più di 5 campioni olimpici, di tutti gli sport di durata, di tutte le nazioni, hanno vinto con valori del sangue più bassi del mio“.

Lapresse/Giorgio Perottino

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Così Alex Schwazer, campione olimpico di marcia a Pechino 2008, risultato positivo a un controllo antidoping alla vigilia dei Giochi olimpici di Londra 2012, ospite della seconda puntata di OpenSpace su Italia 1. “Se ci sono campioni dopati? Sì. […] Non dobbiamo illuderci che ci sia stato il mio caso adesso, 15 anni fa quello di Pantani e ora si riparte senza niente. Penso che sicuramente qualcuno si dopi, però penso anche che tanti vincono perché sono più forti degli altri“, aggiunge il marciatore altoatesino. Quando la conduttrice gli chiede se non avesse paura a farsi le iniezioni, Schwazer replica: “Quando ho deciso di fare questa cosa non avevo più paura di niente. La prima siringa? Nell’appartamento di Carolina (Kostner, ndr) in Germania, ho aspettato che lei andasse ad allenarsi e mi sono fatto la prima iniezione di Epo“.

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L’atleta, che si sta allenando per gareggiare alle prossime Olimpiadi di Rio 2016, risponde inoltre alle domande arrivate sul sito di Openspace.it: “Se mi mancano più le gare o Carolina? Le gare. Devo dire questo perché la nostra storia è finita, nella vita si guarda avanti e sono convinto che ognuno troverà la propria strada. Anche quando stavamo insieme, lo sport veniva sempre al primo posto, ci organizzavamo in maniera che l’attività agonistica dell’altro non venisse mai influenzata“. Alla domanda ‘Perché puoi tornare a gareggiare? Chi sei per meritarlo?’, Schwazer risponde: “Le regole parlano chiaro, non c’è una squalifica a vita da subito e se ci fosse la squalifica a vita a quest’ora sarei a casa con altre medaglie d’oro e mai mi sarei dopato. In tanti ritornano senza dare nessuna garanzia per dimostrare che dopo la squalifica sono puliti. Io sto facendo analisi settimanali e insieme tutte le persone che mi seguono stiamo facendo il massimo per dimostrare la trasparenza. Probabilmente molte persone non cambieranno idea sul mio conto anche dopo il mio ritorno, ma chi si intende della disciplina sicuramente lo farà e più si andrà avanti e più lo capiranno“.

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Quando gli viene chiesto se farebbe mai l’allenatore dopo quello che è successo, replica: “Penso che non lo farei, perché penso che un allenatore, un esempio, un riferimento debba aver avuto per tutta la sua carriera una linea comune. Ho fatto tante esperienze, positive e negative, mi sono dopato e non mi sono dopato, ho vinto senza doparmi e posso dire come ci si sente se ti dopi e se non ti dopi, anche a livello psicologico“. E infine, all’ultima domanda ‘Pensi di vincere un’Olimpiade senza prendere l’Epo? Lo sai che una tua eventuale debacle ti renderebbe un fallito?’, Schwazer conclude: “Sarei molto più fallito se stessi a casa davanti al pc a scrivere commenti su cose che non conosco. Io non torno per cercare di vincere una gara di paese, cercherò di andare forte nella gara più difficile e importante che c’è. È difficilissimo per tutti vincere l’Olimpiade, c’è il rischio che anche se dovessi arrivare secondo sarei un fallito, ma per chi se ne intende non è così. Perché per arrivare lì avrò fatto migliaia di chilometri a piedi in una cosa che ho odiato e ora non odio più. […] Sono convinto che tutti gli sportivi prima o poi passano dalla domanda “Lo faccio o non lo faccio?”. E nessuno lo dice perché è un tabù. Poi ci sono quelli bravi che resistono e vincono e quelli meno bravi, ma non si può dire che se uno ha barato una volta allora è un ladro sempre“.