Sabato 10 Dicembre

A tutto Ranieri: “vi racconto perchè me ne andai dalla Juve. E con Totti…”

Paul Harding/Lapresse

Viaggio nella carriera del tecnico testaccino, aneddoti e retroscena della sua avventura a Torino e sul rapporto con il capitano della Roma

Allenatore girovago, valigia in mano con l’Europa da esplorare. Italia, Spagna, Inghilterra, ancora Italia, Francia, Grecia e poi ancora Inghilterra. Non si stanca mai Claudio Ranieri di assaporare il piacevole odore dell’erba che avvolge la panchina in cui lui, risoluto e deciso, impartisce ordini ai suoi ragazzi. A 64 anni non smette ancora di stupire, facendo faville con il suo Leicester: “ho fatto 15 punti e siamo tra le prime, ma il mio unico pensiero è farne altri 25 così mi salvo”.

Ranieri Ha le idee chiare, Claudio il testaccino, un passato da medianaccio e, adesso, un allenatore giramondo: “amo il calcio inglese, lì c’è il mio spirito. Io ero un difensore, non ero un grosso campione ma non mollavo mai, se prendevo una botta mi rialzavo subito. Ero da Premier League“. Tante esperienze positive ma anche la brutta parentesi sulla panchina della Grecia: “il lavoro del ct a me non piace. Ho voluto provare questa esperienza ma ho capito che il mio ruolo è quello di allenatore, vivere la squadra giorno per giorno non mese per mese“. Palmarès di tutto rispetto, coppa Italia e Supercoppa Italiana con la Fiorentina, Intertoto, Coppa del Re e Supercoppa Europea con il Valencia ma anche uno scudetto italiano mancato con la Roma: “tutti credono che sia stato il gol di Pazzini a farci perdere il campionato, invece io credo che siano stati tutti i punti dilapidati durante l’anno. Penso alla doppia sfida con il Livorno, poi retrocesso, in cui conquistammo un solo punto“. Anche l’esperienza alla Juve non è da ricordare: “lì decisi io di andare via perchè non eravamo più d’accordo sui piani di mercato.

ALFREDO FALCONE/Lapresse

ALFREDO FALCONE/Lapresse

Mi fu detto che i giocatori li decidevamo e prendevamo in tre: io, il ds Secco e l’ad Blanc. Arrivò una scelta su cui non concordavo, mi dissero che loro due invece erano d’accordo. Io risposi che allora sarei andato via. Il giocatore che volevano prendere era Cannavaro, grande giocatore, ma io facevo un discorso di linearità, non mi sembrava giusto: erano scesi in B in sei riportando la squadra in A. Perchè riprendere uno che intanto era andato al Real?“. Infine il rapporto con Totti: “Francesco è una persona stupenda. Io dico che Altafini entrava un quarto d’ora e faceva gol. Totti ha una grande intelligenza e sa che dovrà gestirsi. Io ho avuto un bel rapporto con lui. E su quei sei minuti di Genova (Samp-Roma in cui Totti giocò gli ultimi sei minuti) abbiamo anche scherzato. Ce ne mise venti per essere pronto...”.