Venerdi 2 Dicembre

Volley, parla Mauro Berruto: “ora posso dirlo perché ho smesso”

LaPresse/Filippo Rubin

Mauro Berruto parla della difficoltà di far parte dello sport ad alti livelli, delle pressioni e delle umiliazioni che si vivono

Ora posso dirlo perché ho smesso, ma tante volte ho avuto il timore di fare anche le cose più semplici. Non mi sorprendo quando l’Italia del pallone fatica con Malta o con realtà che non possono competere con noi. Anch’io ho perso con squadre con cui ‘è impossibile perdere’. In realtà se non sei a posto con la testa, in quei momenti in cui ognuno di noi deve combattere con le proprie insicurezze vengono fuori i problemi” e “i risultati che non ci si aspetta“. Così Mauro Berruto, ex ct nazionale di pallavolo al panel ‘Raccontare lo sport. Elogio del gioco di squadra’ al Prix Italia di Torino. Il rischio c’è “soprattutto in quegli sport dove non hai la fortuna di avere dei compagni di squadra“. In questo senso la figura dello psicologo dello sport serve: “noi in nazionale lo abbiamo utilizzato e ha dato risultati incredibili“. Berruto ha portato l’esempio recente del “Giappone che ha vinto contro il Sud Africa” (in Rugby World Cup, ndr), che “è stata una vittoria clamorosa“. L’ex ct azzurro di pallavolo ha citato ‘Open’ di Andrè Agassi, autobiografia che “racconta gli stati d’animo di un atleta, perché a volte ti viene voglia di smettere, a volte ti viene voglia di perdere“, con “zero stimoli, zero adrenalina“. “A volte non è la prestanza fisica del campione – ha sottolineato Berruto – ma come stai con la testa. E allora arriva il doping e le scorciatoie che sono così gravi e sbagliate. Fare lo sportivo, fare il campione è difficile: non c’è solo l’alzare le coppe e finire sul giornale“. “A volte si perde ma lasciando un’immagine positiva si va a casa più forti di prima. Noi siamo passati attraverso sconfitte e umiliazioni. Se non molli lì allora i risultati vengono – ha concluso – ma se vivi di corrente alternata o di piccoli campioni che ti risolvono la partita ma dietro cui non c’è niente allora tutto diventa inutile“.