Giovedi 8 Dicembre

Realtà e finzione, il vero Everest lo conoscono in pochi

La cima dell’Everest prima era una chimera per i comuni mortali, oggi bastano 80.000 euro per raggiungere la cima e dire: “ce l’ho fatta anche io”

Apre il Festival di Venezia. È un film sull’alpinismo. Sull’Everest. Sulla sofferenza. Sull’imprevedibilità. Sulla pericolosità della montagna. È un film drammatico, bellissimo. Almeno così dicono tutti. Ma è anche un film sul business delle montagne. Sul traffico di denaro che si svolge attorno al desiderio tutto umano di poter essere più forti di quello che si è, e di potersi vantare davanti agli altri di questa incredibile finta forza.

everest Andare sull’Everest è sempre stato qualcosa di speciale, una medaglia da poter apporre al petto, un segno di riconoscimento e di distinzione. “Io non sono come voi, io ho scalato l’Everest”. Peccato che oggi arrivare sulla cima dell’Everest sia una questione di soldi e non di bravura, esperienza, capacità. Bastano 80.000 euro, per potersi permettere una bella patacca sul petto che dica al resto dei comuni mortali: Io ho scalato la montagna più alta del mondo! I veri alpinisti, invece, se ne fregano delle medaglie. E delle patacche. Hanno imparato, andando in montagna, una grande verità: che la cosa più importante è saper rinunciare. Ma si sa: fra verità e finzione, la seconda piace sempre di più. A quasi tutti.