Giovedi 8 Dicembre

Realtà e finzione: da Southpaw a Mayweather, dov’è finito il vero pugilato?

Perchè la boxe, quella vera, quella dei sacrifici non esiste più? Perchè ci si limita a guardarla la cinema e non si vuole pagare il biglietto per assistere ad un vero incontro sul ring?

Iniziano a sbarcare in Italia i film sul pugilato. Ne sono in arrivo diversi, di diverso tipo. Il primo ad essere proiettato e visto è stato Southpaw. Pubblico entusiasta. Attori bravissimi. Grandi personaggi sullo schermo ad arricchire il cast: uno su tutti il rapper 50Cent. A tutti piace la boxe, al cinema. Dai tempi di Rocky, i guantoni e la storia dell’uomo solo sul ring come metafora della vita sono le basi sicure per un minimo di incasso al botteghino. E la storia del film non deve mai trascurare il pugile che cade e poi si rialza grazie agli affetti familiari. Tutto molto bello. Tutto molto uguale a sé stesso, da decenni. Peccato che la boxe non sia questa. La boxe è fatta, oggi, di un Mayweather che vince sempre, è ricco sfondato e fa sfoggio della sua bellezza fisica, e di migliaia di ragazzi che, a costo di enormi sforzi e allenamenti quotidiani, praticano lo sport più bello e più difficile del mondo senza essere supportati da niente e da nessuno. Perché, di tutti gli spettatori presenti nelle sale a vedere i vari Rocky e Southpaw, nemmeno uno paga il biglietto per assistere a incontri di vero pugilato? Perché gli italiani non provano ogni tanto il brivido della boxe a bordo ring? Forse perche la verità fa male? Lo so.