Martedi 6 Dicembre

Moto Gp: la storia di Danilo Petrucci, tra moto e bici: “devo tutto a Babbo Natale”

LaPresse/REUTERS

La dolce storia di Danilo Petrucci avvicinatosi al mondo delle moto grazie alla passione del padre ma soprattutto a Babbo Natale

Fu Babbo Natale, il 25 dicembre 1994, a segnare la svolta nella vita sportiva di Danilo Carlo Petrucci, il pilota ternano ieri secondo a Silverstone nel Gp d’Inghilterra di MotoGp. Lo ha raccontato all’ANSA il papà, che si chiama Danilo come lui. “Ovviamente, Babbo Natale ero io – rivela – e a Danilo Carlo, che all’epoca aveva 4 anni, regalai una minimoto perchè era quello che aveva chiesto nella letterina. Capii subito che era passione vera e che aveva talento, perchè riusciva fare manovre complicate con due gesti“.

petrucciTernano purosangue, con il gene del motociclismo che appartenne a Libero Liberati prima, a Paolo Pileri poi, Danilo Carlo Petrucci di possedere quel talento speciale se n’è accorto allora. Grazie a quel padre speciale, che al tempo lavorava proprio nel Team Pileri e che oggi è impegnato con il Leopard in moto 3. “Il mio primo Team è stato quello di ‘Babbo Natale’, è vero – conferma il pilota, da poco tornato in Italia – ma il Babbo Natale è sempre stato mio padre, che mi ha trasmesso la passione senza però mai forzare le mie scelte. La passione era tutta mia, lui ci ha messo solo la sua esperienza per consigliarmi su come muovermi nel mondo delle moto“. Ma Danilo Petrucci da piccolino era bravissimo anche con la bici da trial. A raccontarlo è il suo amico d’infanzia Alessandro Conti, figlio tra l’altro dell’ex presidente del Coni regionale Umbria Valentino Conti, che tra l’altro è stato tra i suoi primi sponsor. “Avremo avuto meno di dieci anni – ricorda – e notai questo ragazzino che sotto i giardini del parco della Passeggiata di Terni faceva delle acrobazie incredibili in bici e rimasi incantato. Era Danilo Petrucci. Lo rividi qualche tempo dopo nel piazzale di casa mia a Cesi e insieme cominciammo a condividere la passione delle moto da mini cross. Mio nonno ci costruì anche una pista per allenarci. Nelle gare lui diventò subito più bravo, ma non mi fece mai sentire in difficoltà, anzi era sempre pronto ad aiutarmi e darmi consigli“.

petrucciQuel periodo fu un preludio importante. “Creammo una piccola squadra di mini cross composta da cinque giovanissimi ternani – racconta Danilo Petrucci padre – e due di loro erano proprio Danilo Carlo ed Alessandro. Per fortuna ho avuto il tempo di dedicarmi molto alla passione di mio figlio, anche grazie al fatto che ho lavorato sempre nel mondo delle moto“. Ma papà Danilo ricorda anche un altro aneddoto. “Era il 2005 – dice –, comprai una moto usata da mini cross per mio figlio e prenotai tre turni al Mugello per farlo girare in pista. Ma quella fu un’autentica fregatura perchè non andava. Allora ritirai fuori la mia vecchia Yamaha 1000, riverniciata con la scopa. Danilo si mise il casco e non se lo tolse più per non far vedere la sua giovane età agli altri. In sella a quella vecchia moto, al cospetto di tante moto nuove fiammanti e di ragazzi piu’ grandi, fece vedere che aveva stoffa“. Dalle parole di papà Danilo traspare forte e chiaro l’amore per le moto e per suo figlio, che è ricambiato in tutto e per tutto. “Credo che mio padre sarebbe stato un buon pilota – confessa Danilo figlio – da giovane correva anche lui, poi smise per lasciare spazio ad altre attività sempre nel mondo delle due ruote, ma credo che questa passione per la pista non si sia mai sopita“. Dopo il bel podio di Silverstone Petrucci ora spera in una moto che lo possa far competere con i migliori. “E’ un obiettivo ovviamente – spiega – e spero nel giro di due anni di arrivare a meritare una moto ufficiale“.