Domenica 11 Dicembre

La magia di Monza: il circuito “storico” che rischia la chiusura

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I più grandi a vincere e i duelli più appassionanti: eppure la storia non sembra bastare più

LaPresse/Photo4

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Ci vogliono togliere un pezzo di storia, o per meglio dire, vogliono togliere al campionato mondiale di Formula 1 un pezzo di storia automobilistica. Si è sollevata  una vera e propria agitazione di massa contro il rischio, sempre più concreto, di non avere nei prossimi calendari del circus il Gran Premio di Monza: ma come? In un Mondiale sempre più “esotico” che va a scoprire circuiti sparsi in giro per il mondo e piazzati in mezzo al deserto e senza alcuna storia da raccontare, senza alcun vissuto che narri racconti in cui i più rinomati campioni l’hanno fatta da padrone, si vuole cancellare un circuito “storico” che ha contribuito a rendere grande la Formula 1 stessa? E tutto questo sull’altare del dio danaro? I mercati asiatici pagano meglio si dirà: ma possibile esista sempre e solo una morale economica?

Importante il grido di allarme che si è generato, non solo fra tifosi e appassionati: dirigenti e uomini d’affari, autorità nel mondo delle corse, le più alte sfere politiche con il premier Renzi in prima fila, tutti a fare la voce grossa perché il Gran premio di Monza resti lì al suo posto, perché la storia ha il suo fascino e non può avere sempre un prezzo.

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Situato all’interno del parco di Monza, l’autodromo nazionale di Monza ospita diversi eventi durate tutto l’anno ma è chiaramente famoso per ospitare il Gran Premio d’Italia, organizzato dall’Automobile Club di Milano, ininterrottamente dal 1922, con quella del 2015 che sarà l’86ma edizione (vanno considerate le interruzioni per la seconda guerra mondiale). Solo in 5 occasioni il Gran Premio d’Italia si è disputato in altre città e in altri circuiti: Montichiari nel 1921, Livorno nel ’37, Milano e Torino nel dopoguerra nel biennio 1947-48 e Imola nel 1980.

Non tutti sanno che Monza e il suo Gran Premio sono stati lo scenario di un terribile incidente nel 1928: Emilio Materassi, pilota toscano di appena 34 anni, al 17° giro del Gran Premio, nel tentativo di superare Giulio Foresti, sbandò con la sua Talbot Darracq 700 verso sinistra, urtando un muretto laterale con una vettura ormai priva di controllo, prima di piombare a 200 km/h sugli spettatori. Uno dei più brutti incidenti dell’automobilismo non solo italiano, con 22 morti e 40 feriti. Materassi, dopo essere sbalzato fuori dalla vettura, atterrò sugli stessi spettatori, si alzò, fece quattro passi, parlò con alcuni dei feriti assicurandosi che stessero bene e poi cadde al suolo, morendo prima dell’arrivo dei soccorsi per un’emorragia interna.

Il Gran Premio non si disputò per 2 anni, riprendendo solo nel 1931, per fermarsi un’altra volta nel 1938 prima del secondo conflitto mondiale. Riprese solamente nel 1947 ma, a causa dei danni causati all’autodromo dallo scontro bellico, si corse per due anni a Milano e Torino. Nel 1950 è entrato a far parte dell’appena istituito Campionato mondiale di Formula 1 e da quel momento ne ha sempre fatto parte, rappresentando per molto tempo addirittura la gara clou andando a chiudere il mondiale.

Monza visse il suo ultimo distacco dal suo Gran Premio per l’ultima volta nel 1980 quando, in seguito all’incidente mortale del 1978 occorso a Ronnie Peterson, il Gran Premio d’Italia fu affidato a Imola: un interregno di appena un anno, poiché dall’anno successivo si tornò a correre a Monza, con Imola che ebbe il suo personale Gp, almeno fino al 2006, quando le logiche del mercato e dei contratti danarosi hanno portato alla cancellazione dell’appuntamento sanmarinese. E qui la storia si ripete.

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I più grandi piloti in trionfo sul circuito, prima e dopo la guerra: Antonio Ascari nel 1924, Tazio Nuvolari nel 1932 e nel 1938, Alberto Ascari in Ferrari nel 1948 – 51 – 52, Juan Manuel Fangio in tre edizioni dal ’53 al ’55, Phil Hill su Ferrari per la doppietta 1960/1961, Jackie Stewart nel 1969, Regazzoni su Ferrari nel 1970 e nel 1975, Niki Lauda nel 1978 sulla Brabham e nel 1984 sulla McLaren, passando per Nelson Piquet e Ayrton Senna (3 e 2 successi a cavallo fra gli anni ’80 e i ’90), per arrivare ai successi in rosso di Michael Schumacher (recordman con 5 successi) o a quelli più recenti di Sebastian Vettel (3), Fernando Alonso e Lewis Hamilton (entrambi fermi a quota 2).

Un circuito che ha fatto epoca, che ha visto i più grandi sfrecciare sul famoso rettilineo, teatro di drammi sportivi e vittorie incredibili, che ha visto incidenti spettacolari e detto addio ad alcuni piloti, che ha tenuto a battesimo baby fenomeni, sancito la grandezza di alcuni e salutato quelli prossimi al ritiro. Le curve tinte di rosso, le spettacolari coreografie sugli spalti, i sorpassi (sempre più rari a dire il vero …) a infiammare il pubblico, a farci sobbalzare sul divano: davvero non vedremo più tutto questo? Davvero la magia di Monza sta per finire?