Martedi 6 Dicembre

F1: domenica a Suzuka ad un anno dall’incidente di Jules Bianchi

LaPresse

Domenica la F1 torna a Suzuka, pista che ha segnato tutti gli appassionati per l’incidente che è costato la vita al giovane Jules Bianchi

Il circus della Formula Uno torna a Suzuka dopo l’incidente dello scorso anno costato la vita a Jules Bianchi. Tutti, dai piloti ai meccanici, hanno sperato fino all’ultimo che quello sfortunato incidente non avesse il tragico epilogo arrivato nove mesi più tardi, il 17 luglio, quando a 9 mesi di distanza dal Gp del Giappone la famiglia di Bianchi ha annunciato la morte del pilota 25enne.

Zuma press/LaPresse

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Un anno dopo la Formula Uno ritorna a Suzuka con il pensiero di quanto accaduto nel cuore e nella mente di tutti: la pioggia che si era abbattuta su Suzuka quel 5 ottobre, la Marussia di Bianchi fuori pista che va a impattare contro la gru a bordo pista che stava trainando la Sauber di Adrian Sutil. “E’ stato un incidente eccezionale, sono rimasto molto tempo a pensare a quanto accaduto -ha spiegato alla Dpa Sutil oggi riserva della Williams-. Cose come queste aprono gli occhi sulla pericolosità di questo sport. Il Gp del Giappone sarà difficile per tutti“. Bianchi è stato il 26esimo pilota a perdere la vita in F1 dal 1950 ad oggi, ma è anche vero che dopo la morte di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger nel maggio 1994 a Imola le misure di sicurezza adottate hanno permesso di evitare incidenti fatali per 20 anni. E’ grazie alle norme più severe che Robert Kubica si è salvato nell’incidente ad alta velocità che lo ha visto protagonista a Montreal nel 2007. Sulla percentuale di rischio che c’è oggi in F1 risponde Sutil: “La pericolosità di questo sport è stata abbastanza mitigata dalle misure prese ma quanto accaduto ci ricorda che resta comunque una pratica sportiva pericolosa“.

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Secondo il pilota della Mercedes Nico Rosberg il fascino della Formula Uno trova la sua ragione di essere nell'”alta velocità” e nei duelli in pista, come altri il pilota tedesco non vuole correre rischi in gara ma è cosciente che eliminarli quando si corre a 300 chilometri all’ora è qualcosa di impossibile. Minimizzare i rischi è comunque la strada maestra da seguire, dopo il Gp del Giappone la Federazione internazionale dell’automobile (Fia), ha introdotto la safety car virtuale che obbliga i piloti a moderare la velocità senza che sia necessario l’ingresso fisico in pista della vettura a cui accodarsi, la Fia ha inoltre previsto il rallentamento delle vetture in caso di incidenti. L’inchiesta sull’incidente al pilota francese ha evidenziato come l’auto di Bianchi non avesse moderato a sufficienza la velocità prima dell’impatto.

ZUMA/LAPRESSE

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La morte ad agosto, un mese dopo l’incidente in Giappone, di Justin Wilson in IndyCar ha rilanciato l’idea di abitacoli chiusi per i piloti. “Non vogliamo dover fronteggiare un’altra situazione come questa in futuro“, ha chiarito il presidente della Fia, Jean Todt.