Mercoledi 7 Dicembre

Eroi del ciclismo: Gino Bartali e il suo coraggio silenzioso al servizio degli ebrei

LaPresse

Una competizione del ciclismo italiano quella tra Gino Bartali e Fausto Coppi che nel cuore di molti si è risolta con la presa di coscienza di come “Ginettaccio” abbia condotto la sua vita a favore di uno scopo più grande

C’è modo e modo di essere campione. C’è modo e modo di essere uomo. C’è modo e modo di vivere la propria vita. Gino Bartali ha scelto la sua strada. Una strada che lo ha portato, pian piano, a sostituirsi nel cuore dei più al Campionissimo. Ginettaccio aveva le spalle grosse. E parlava poco. Anche meno. Per questo, all’inizio, la sua figura di lottatore apparentemente perdente subiva inevitabilmente il confronto con il perennemente vincente Fausto. Episodi e borracce a parte, Fausto era l’idolo, Gino l’outsider. Fino a quando, un giorno, si è venuti a conoscenza di alcune pagine poco note della vita di Bartali. Pagine rintracciabili e leggibili grazie a un libro: “La strada del coraggio”, edita da 66thand2, 18 euro. Si tratta di un libro bellissimo. Vi si narra di come il campione Gino Bartali, a un certo punto della sua esistenza, aderisca come “staffetta in bicicletta” alla rete clandestina organizzata dall’arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa. Dall’adesione in poi, Ginettaccio, in gran segreto, percorrerà decine di volte le strade fra Umbria e Toscana, su e giù, superando pattuglie e posti di blocco, e portando con sé un carico di documenti contraffatti nascosti nel telaio della bici, aiutando così centinaia di ebrei a sfuggire alla persecuzione nazista. Etica. Morale. Coraggio. Ecco come Ginettaccio, in silenzio, ha superato Coppi nel pulsante cuore di tutti gli apprendisti ciclisti.

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