Giovedi 8 Dicembre

Carlo Recalcati compie 70 anni: per lui una vita di basket

LaPresse/Cafaro Gerardo

Una vita di basket quella di Carlo Recalcati, da giocatore prima e da allenatore dopo

Venerdì Carlo Recalcati compie 70 anni. Una potenziale vita da ragioniere-agente assicurativo (attività avviata e lasciata nel 1990) si è trasformata in passione totale per il basket: un passato da giocatore e bandiera di Cantù (dal 1962 al 1990 di fatto) e della Nazionale (bronzo europeo e argento olimpico ad Atene), quindi allenatore canturino, poi coach anche di Reggio Calabria, Varese, Fortitudo Bologna, Siena, Nazionale, ancora in piena attività alla guida della gloriosa e ambiziosa Reyer Venezia.

LaPresse/Gianfilippo Oggioni

LaPresse/Gianfilippo Oggioni

Tra i pochissimi ad aver vinto tre scudetti in tre piazze diverse (Varese, Bologna, Siena), allenatore più vincente della serie A e dei play-off, membro della Hall of fame italiana categoria tecnici. “Le vittorie più belle sono state le prime. Da giocatore il primo scudetto con Cantù e da allenatore il primo scudetto con Varese” racconta Recalcati all’ITALPRESS. Senza dimenticare nessuna esperienza, ognuna nel suo cuore per un motivo diverso. “Cantù rappresenta la mia famiglia cestistica che mi ha adottato e mi ha insegnato un modo di essere; Reggio Calabria per me e soprattutto per la mia famiglia è stato un momento importante di crescita caratteriale ed emotiva perchè per la prima volta siamo stati lontani da casa ed in 5 anni grazie alle persone, al loro calore ed al diverso modo di vedere le cose rispetto al Nord abbiamo vissuto un momento di crescita e di maturazione; Varese è la famiglia Bulgheroni, dove è iniziata la mia seconda giovinezza e dove sono diventato un allenatore importante; Bologna è stata una conseguenza di Varese; Siena mi ha dato la possibilità di fare direttamente delle verifiche su idee che avevo maturato in esperienze precedenti, in ottica programmazione; Venezia rappresenta la memoria storica“.

LaPresse/Andrea D'Errico

LaPresse/Andrea D’Errico

La Nazionale è un capitolo a parte. “L’azzurro per me è casa, qualcosa a cui devi dire si senza ragionare su vantaggi o svantaggi. Europei? Siamo forti ma l’obiettivo deve essere quello del preolimpico (dal 3^ al 7^ posto) e quello dobbiamo perseguire. Non andare al Preolimpico sarebbe una elusione, andare a Rio (oro o argento) sarebbe un grandissimo successo“. Negli oltre 30 anni di carriera da allenatore, Recalcati ha avuto la fortuna di allenare giocatori di grandissimo livello come Myers, Pozzecco, Meneghin, Basile, Galanda, Young, Garrett, Riva, Marzorati, Mrsic, Vrankovic, Fucka, Stonerook, Thornton e per tutti avrebbe qualcosa da dire, ma ne sceglie tre su tutti:”Myers è stato a mio avviso il migliore giocatore italiano in assoluto. Si può dire che non ha vinto quanto altri ed è vero, ma sulle qualità atletiche, fisiche, sull’aspetto offensivo, difensivo, sicuramente è stato il giocatore più completo che ho avuto modo di conoscere; Sasha Volkov (a Reggio Calabria, ndr) è stato importante perchè in un solo anno ne sono uscito arricchito da allenatore, quindi Jack Galanda per me fondamentale per qualsiasi quintetto“.

LaPresse/Daniele Montigiani

LaPresse/Daniele Montigiani

A Venezia non si sente di vivere una seconda giovinezza, cosciente anche dell’età che avanza:”Sto molto bene perchè godo di ottima salute, ma a 70 anni sto sempre con le antenne dritte, è un momento in cui non si fanno programmi a lunga scadenza, ma ogni anno occorre fare una valutazione con me stesso anche in base allo stato di salute ed alle motivazioni. La scorsa annata è stata positiva da tutti i punti di vista, si è creato un bel gruppo di lavoro tra noi staff e giocatori. Quando è così diventa facile trovare motivazioni“.”Scudetto? L’anno scorso abbiamo fatto molto bene, ma avevamo dei limiti strutturali a noi ben conosciuti che ci permettevano di affrontare la stagione arrivando fino in fondo molto bene. In semifinale (persa contro Reggio Emilia, ndr) questi limiti si sono evidenziati e quindi non siamo rimasti sorpresi. Quest’anno abbiamo cambiato poco ma inciso molto nella struttura della squadra e siamo più forti dell’anno scorso. Sono convinto che siamo migliori, ma Milano sarà a mio avviso la squadra che partirà favorita. Viene da una stagione deludente, è la società che può investire di piu’ e questo aiuta molto. Possiamo dire che siamo in prima fila“. Un vincente gentiluomo, ma sempre con un occhio alla famiglia. “Tutto quello che ho fatto e che continuo a fare l’ho fatto e continuo a farlo soprattutto pensando alla famiglia – ha detto Recalcati –. Mi ritengo fortunato, ho sempre fatto tutte le scelte in grande autonomia, grazie all’appoggio di mia moglie Giovanna, delle mie figlie Gaia e Sara e adesso anche dei miei nipoti Gianmarco e Alice, che me li sto godendo, cosa che avevo fatto meno con le mie figlie“. Parlare con Recalcati giocatore, coach, papa’, marito, nonno o amico cambia poco. Il tratto “dolce” resta sempre, tanto che lui stesso si definisce per ognuno di questi ruoli che lo riguardano. “Giocatore slavo, allenatore normale ma sempre me stesso, papa’ attento, marito affettuoso, nonno premuroso, amico sincero” dice Charlie, come lo chiamano gli amici e gli addetti ai lavori.