Domenica 11 Dicembre

Romagnoli sulle orme di Nesta, i predestinati del football made in Italy

Il numero 13 sulle spalle, i natali romani e la voglia di diventare grandi. Romagnoli e il sogno rossonero con il suo idolo sullo sfondo

12 gennaio 1995, siamo ad Anzio e nell’ospedale della città si sente il primo vagito di Alessio Romagnoli. Sempre il Lazio, sempre Roma e i suoi dintorni, come successo il 19 marzo 1976. E’ sempre la capitale che dà i natali ad un altro difensore centrale, di quelli forti ed eleganti, Alessandro Nesta all’anagrafe.

nesta Terra di fenomeni il Lazio, terra di uomini che fanno impazzire un popolo, come dimenticare la leggenda Francesco Totti, colui che incarna la romanità in giro per il mondo? Le storie di Nesta e Romagnoli partono da lontano ma arrivano inevitabilmente ad intrecciarsi, ad annodarsi su corsi e ricorsi storici, dai primi calci ad un pallone fino a quel numero 13 che, oggi, diventa l’emblema della successione e del legame tra i due. Nesta è figlio di un calcio di altri tempi, un calcio elegante e più tecnico, proiettato maggiormente alla bellezza piuttosto che al pragmatismo. Romagnoli invece vive una fase diversa dove la fisicità è alla base del successo. Entrambi però fanno dell’eleganza il proprio marchio di fabbrica. Nesta si consacra nella Lazio di Cragnotti: uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe d’Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa d’Europa e un campionato primavera, non proprio bruscolini. Poi il salto nel grande Milan berlusconiano dove continua a fare incetta di titoli con due scudetti, due Champions, un Mondiale per club, due Supercoppe Europee, due Supercoppe d’Italia e una Coppa Italia, senza dimenticare il Mondiale nel 2006 e l’europeo under21. Una leggenda. Alessio ha ancora la bacheca vuota, ma per un ragazzo di appena vent’anni non si può chiedere di più. Una stagione da protagonista alla Samp, e un ruolo centrale nello scacchiere doriano gestito da Mihajlovic.

mihajlovic Proprio il tecnico serbo ha spinto per piazzare Alessio al centro della sua difesa e, dopo tanta fatica, ha centrato l’obiettivo. Romagnoli e Nesta dicevamo, e quel numero 13. La prima richiesta del centrale romano è proprio questa: “Signor Galliani, il 13?”. Chiesto e ottenuto con, a corollario, l’investitura dell’ Ad milanista: “Hai tutto il tempo per diventare una di quelle bandiere che svettano alte a San Siro”. Come se non bastasse anche Berlusconi, durante la firma, manifesta a Romagnoli la propria soddisfazione per il suo arrivo in rossonero, se non è un segno poco ci manca. Dopo Acerbi e Rami ecco che il 13 torna sulle spalle di un giocatore del Milan, un difensore innamorato del proprietario per eccellenza di quella maglia, quel Sandro Nesta che, in giornata, non ha perso tempo per fare il proprio in bocca al lupo a Romagnoli con due tweet molto significativi: “Pensiero su Romagnoli.

Romagnoli L’ho visto poco però penso che in prospettiva possa diventare un grandissimo giocatore. In bocca al lupo!”. Nel secondo tweet, Nesta appare più diretto: “E poi i romani hanno sempre fatto bene a Milano” corredato da due pollici all’insù che completano una parentesi di grande effetto e affetto, non solo per il baby Alessio, ma per tutto il calcio italiano. Da Roma ad Anzio, dalla Lazio al Milan, storia di due destini che si incrociano, storia di Nesta e Romagnoli, i predestinati del football made in Italy.