Giovedi 8 Dicembre

Leggenda e tradizione, storia e passione: le maglie della serie A

Un mondo di colori dove si intrecciano storia e tradizione. Le maglie della serie A: aneddoti e retroscena

Un colore, due colori, tre colori. Tranquilli non è un gioco per bambini né un modo per imparare a contare. Sono semplicemente le varie sfaccettature cromatiche che le squadre di serie A scelgono per le proprie divise da gioco. Maglie che hanno una storia, maglie che scrivono la storia e danno ampi spunti per identificare un team e i giocatori che ne fanno parte. E allora andiamo a fare una excursus storico di quelle che sono le divise di alcune delle 20 squadre della nostra serie A, tanti aneddoti da raccontare per scoprire cosa si cela dietro quel colore, quei due colori, quei tre colori.

LaPresse/Gianfilippo Oggioni

LaPresse/Gianfilippo Oggioni

La maglia neroazzurra dell’Atalanta, prima caratterizzata dal bianco e dal nero, nasce a seguito della fusione tra la stessa società lombarda e la Bergamasca, storico team dei primi anni del Novecento. Il Bologna invece deve i propri colori sociali allo storico capitano del 1912 Arrigo Gradi, il quale si presentava agli allenamenti con la maglia del collegio svizzero presso cui sosteneva gli studi. I colori? Rosso e blu. Dietro il Viola della Fiorentina si cela una leggenda. Alcuni narrano che esso sia dovuto ad un errato lavaggio delle maglie bianche e rosse, colori simbolo della città di Firenze. Ma la notizia non trova fondamento e il motivo di questa scelta cromatica è presto svelato: è Luigi Ridolfi che, per distinguere la propria squadra dalle altre, compie questa scelta alternativa, non da tutti condivisa. “Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo“. Così Giorgio Muggiani, storico grafico e pittore futurista che ricopre il ruolo di segretario nella società milanese, descrive la scelta dei colori dell’Inter. Il fascismo ci metterà lo zampino per modificarli ma, con la caduta della dittatura, nero e blu diventano i colori definitivi.

juve 1900

juve 1900

La scelta cromatica della Juventus per le proprie maglie è molto strana e affascinante. Inizialmente la divisa del team torinese è completamente rosa. Tuttavia il tessuto di esse non è molto resistente e John Savage, membro della società, si mette alla ricerca di maglie più resistenti al lavaggio. Arriva in soccorso un amico di Nottingham, tifoso dei Notts County, che spedisce un kit di divise ispirate ai colori della squadra inglese, bianconere per l’appunto. Herbert Kilpin, operaio inglese che fonda il Milan, è anche l’ideatore e l’autore della scelta dei colori sociali della società: Rosso e Nero. Il motivo? “Rossi come il fuoco dei diavoli e neri come la paura che incuteremo agli avversari” sentenzia Kilpin. Un po’ forte ma molto incisivo. Molto originale la storia che ci porta alla storia della scelta del rosa e del nero come colori sociali del Palermo. Questi sarebbero frutto della rappresentazione del rosolio e dell’amaro prodotti dalla famiglia Whikater, da bere dopo una vittoria, il primo, e dopo una sconfitta il secondo. La Sampdoria invece deve la composizione della propria maglia alla fusione tra la Sampierdarenese e l’Andrea Doria, le quali, mettendosi assieme, associano i colori della prima a quelli della seconda, non volendo nessuna delle due perdere le proprie sfumature cromatiche. Blu, bianco, rosso e nero sono i colori definitivi. Il colore granata delle casacche del Torino avrebbe, invece, origini nobili: secondo la motivazione più “storica” la squadra piemontese deve il colore delle sue maglie all’omaggio fatto al Duca degli Abruzzi, presidente onorario, per il quale si sceglie il color granata, appunto, in onore alla Brigata Savoia che, dopo la liberazione di Torino dai francesi, adotta come simbolo un fazzoletto color sangue, per omaggiare il messaggero morto dopo aver portato la notizia della avvenuta liberazione.

torinoSi narra anche del fatto che, più semplicemente, si sceglie il color granata su decisione di Alfredo Dick, in quanto tifoso di una squadra, il Servette, avente come colore sociale il granata appunto. E’ un mondo, quello delle divise da gioco, dove storia e tradizione si intrecciano e lo sfondo, su cui va a immergersi lo stemma di ogni team, diventa un mare cromatico dove ogni tifoso può tuffarsi  per legarsi indissolubilmente al proprio amore, la propria squadra del cuore. Un amore eterno che non finirà mai perché, in fin dei conti, nella vita puoi cambiare sesso, religione e gusti ma la fede, quella per la squadra, non cambierà mai.