Giovedi 8 Dicembre

Le regole del rugby, “Lesson n°3″: i gesti dell’arbitro: placcato e placcatore

Alla scoperta dei gesti dell’arbitro di rugby, ecco come si muove in campo

La volta precedente abbiamo condiviso con voi i gesti abituali che un arbitro utilizza durante il match. A questo punto possiamo andare un pochino più in profondità e valutare uno dei momenti più importanti del rugby, forse uno di quelli che richiede maggior attenzione da parte del giudice di gara. Allo stadio o in televisione vediamo placcaggi spettacolari con in sostanza due attori principali, il placcato (il giocatore che ha il possesso di palla) e il placcatore (il giocatore in difesa).
Iniziamo nel dire che il placcaggio non è valido quando il contatto con l’altro giocatore avviene dalle spalle in su, in questo caso l’arbitro fischierà l’infrazione indicando “placcaggio alto” con un gesto della mano che si muove orizzontalmente davanti al collo.
Nel momento del placcaggio sia placcato che placcatore hanno dei compiti ben precisi. Il placcato, dopo aver subito il placcaggio, dovrà rilasciare il pallone nel minor tempo possibile per permettere la continuità del gioco, un ritardo di questa operazione porta al fallo detto “tenuto”. L’arbitro fischierà un calcio di punizione per la squadra avversaria facendo un gesto con entrambe le mani poste vicino al torace, come ad indicare il gesto del pallone trattenuto.

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Il placcatore, invece, una volta completato il placcaggio ha due azioni da compiere rapidamente, la prima è quella di rilasciare rapidamente il giocatore placcato per permettergli di mettere a disposizione dei suoi compagni il pallone, la seconda è quella di rotolare via il più rapidamente possibile dal punto di placcaggio per permettere all’attacco e alla difesa di contendere il pallone. Se una o entrambe le azioni non vengono eseguite, l’arbitro fischierà un calcio di punizione a favore della squadra che aveva il possesso palla prima del placcaggio.

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Mirko Clemente – Rugbymeet