Domenica 11 Dicembre

Ieri sera è venuto a trovarmi Marco Simoncelli…

LaPresse/Simone Rosa

Marco Simoncelli mi ha ricordato il suo amore per la velocità, per la famiglia e per la lealtà

Quando è morto Marco Simoncelli ero in America per lavoro. Mi trovavo in una stanza di un anonimo motel sulla Route 66 quando la tragica notizia mi arrivò tramite un sms di un amico. Il messaggio era secco, terribile: “Simoncelli non c’è più. Incidente di gara”. Questo, ancor oggi, è tutto quello che so sulle circostanze che hanno rapito Marco a questo mondo. Non ho mai voluto né leggere né sapere né vedere nulla che riguardasse la sua morte in pista. Non so perché. O forse sì. Forse la ragione sta nel fatto che non voglio e non posso immaginare che il SIC non ci sia più. Preferisco pensare che i suoi ricci fanno sempre fatica a entrare tutti nel casco, che le sue braccia spesso e volentieri si aprono mentre è in sella regalando la visione di un albatros a due ruote, che le sue polemiche con i piloti spagnoli sono ben lungi dal poter cessare pacificamente. Così facendo, Marco viene spesso a trovarmi nella vita di tutti i giorni. E mi ricorda il suo amore per la lealtà, per la velocità, per la famiglia. Ieri sera Marco è passato a salutarmi poco prima che mi addormentassi. E oggi io ho voluto ricordarmi di lui. Insieme a Voi.