Giovedi 8 Dicembre

Dalla Sicilia a Expo 2015 in handbike: “la disabilità non esiste”, il messaggio del 15enne Samuel Marchese [FOTO]

LaPresse/Piero Cruciatti

“Dalla Sicilia a Expo 2015”: 800 km di maratona per il 15enne siciliano Samuel Marchese

La disabilità non esiste, con la determinazione possiamo farcela tutti. Qui a Expo, dove si vuole comunicare che il cibo è vita e la vita è gioia, noi vogliamo mostrare che, anche con le difficoltà, si può vivere con gioia“. È il messaggio arrivato stamani sul sito di Rho a bordo di una handbike, per bocca del 15enne siciliano Samuel Marchese reduce della maratona di 800 km “Dalla Sicilia a EXPO 2015” conclusa oggi a Cascina Triulza insieme al gruppo di persone con disabilità Freedom Angels. Nel cortile della societá civile ad accoglierlo numerosi volontari e giornalisti per farsi raccontare l’impresa. Nel suo team anche un barboncino nero che nel raggiungere la Cascina ha creato qualche perplessitá e stupore sia nei visitatori sia nelle guide non a conoscenza dello speciale arrivo. “Se ce la facciamo noi, che scusa hanno per non farcela quello che hanno la perfezione nel fisico? È questione di volontà e caparbietà” ha spiegato Marchese appena fermatosi, ancora a bordo del suo mezzo, ribadendo che la disabilità “non esiste, è data dall’atteggiamento delle persone. E delle amministrazioni, ad esempio“. Giá ne era consapevole ma dopo il viaggio verso Expo lo è ancora di piú: “se ogni città venisse costruita senza barriere la disabilità in carrozzina non esisterebbe. Con marciapiedi a norma e cittadini educati che non posteggiano dove ostacolano, una persona in carrozzina potrebbe uscire liberamente da solo. A creare diversitá sono le cittá costruite con le barriere“. Da Marchese, prima ancora che si ristorasse dopo l’arrivo, é partito forte e chiaro un appello alle amministrazioni comunali, “perché rendano le città a norma”, e alle persone con disabilità “perchè escano di casa lo stesso: la vita è una e va vissuta“. Ogni tappa è stata di un’ora circa, ha spiegato Marchese, per una media di 30-35 km a tappa, la più difficile “senza dubbio” é stata Perugia “per le salite e i tornanti”. I ricordi più belli della maratona conclusasi ad Expo riguardano l’accoglienza e l’interesse delle persone che lo incontravano, ma ci sono state anche “note dolenti. Alcune amministrazioni non ci hanno accolto come dovevano. Ad Assisi nessuno ci ha salutato“. Oggi però non c’é spazio per l’amarezza, “sono felice ed emozionato. Spero di aver lasciato nelle varie tappe il messaggio che la disabilità non esiste, con la forza e la determinazione si può vivere con gioia“.