Venerdi 9 Dicembre

Atletica, da Atene 2004 a Londra 2012: scoperti 146 casi di doping “nascosti”

Caos doping nel mondo dell’atletica, c’è chi sospetta sia un’invenzione per gettare ombra sui Mondiali di Pechino

Pugno duro contro chi ha fatto uso di doping, al fine di alterare le proprie prestazioni e conquistare successi, record, soldi, che fanno rima con contratti per le sponsorizzazioni e la relativa, immancabile celebrità. Il Cio, per bocca del suo presidente Thomas Bach, scende in campo e prende posizione contro chi ha bluffato, pur di salire su un podio olimpico o iridato. Bach, nella conferenza stampa conclusiva della 128/a Sessione del Comitato internazionale olimpico (Cio), dal palco della sala riunioni del Convention centre di Kuala Lumpur, è stato chiaro e preciso. Netto. Ha ribadito che “non verranno fatti sconti ai medagliati” che possono avere artefatto i propri risultati. Bach ha inoltre sottolinato che “tocca all’Agenzia mondiale antidoping (Wada) indagare sulle accuse“, per “fare chiarezza” e spazzare via “i sospetti” che si sono addensati – come nuvole minacciose – su un terzo delle medaglie conquistare alle Olimpiadi e ai Mondiali di atletica leggera in un periodo piuttosto lungo, compreso fra il 2001 e il 2012. Un’inchiesta giornalistica del network tedesco Ard tv e del quotidiano londinese Sunday Times ha rivelato concreti sospetti su 12 mila campioni di sangue di 5 mila atleti, contenuti in un database della Iaaf, la Federazione mondiale di atletica leggera. “Se dovessero emergere casi di positività alle Olimpiadi (nel mirino i Giochi 2004, ad Atene; quelli del 2008, a Pechino, e del 2012, a Londra, ndr), il Cio potrà solo agire con la tolleranza zero“, ha detto Bach. Secondo l’inchiesta, nel sangue di numerosi atleti, che gareggiavano in discipline di fondo (maratona) e mezzofondo (800 metri), sono stati riscontrati valori sospetti, almeno secondo i parametri della Wada. Sotto accusa la conquista di 146 medaglie – 55 delle quali d’oro – valide per le Olimpiadi e i Mondiali. “La fiducia nell’inchiesta dalla Wada è assoluta“, conferma Bach, parlando ai giornalisti. “Faremo tutto il possibile per scoprire la verità, individuare eventuali colpevoli e salvaguardare gli atleti puliti. E’ l’Agenzia antidoping l’organismo competente in materia di lotta al doping e, se lo ritiene, interverrà. Va detto che, in questo momento, emergono solo accuse e sospetti: non si possono istituire tribunali per gli atleti. Fino a prova contraria esiste la presunzione d’innocenza. Non ci resta che aspettare la relazione Wada“. Lamine Diack, presidente della Iaaf, ha parlato di pressione su alcuni atleti, affinchè restituissero le medaglie, insinuando che “questa vicenda sia stata creata ad arte: è esplosa come una bomba a orologeria, per gettare ombre sugli imminenti Mondiali” (in programma a Pechino, dal 22 al 30 agosto) e sulle elezioni per la presidenza della Iaaf, che vede in lizza due ex protagonisti dell’atletica leggera negli anni ’80 e ’90, come l’inglese Sebastian Coe e l’ucraino Sergei Bubka.