Venerdi 9 Dicembre

Atletica, bufera doping: Sebatian Coe difende l’Iaaf

empics/lapresse

Sebastian Coe difende la Federazione Internazionale di Atletica (Iaaf) dalla bufera doping

Dopo Moses Kiptanui, ex atleta keniano, anche Sebastian Coe, ex campione olimpico in corsa per diventare il prossimo presidente della Iaaf, la federazione internazionale di atletica, ha detto la sua riguardo la bufera doping che ha colpito il mondo dell’atletica. Per Coe lo sport si sente arrabbiato e tradito dopo le rivelazioni sollevate dall’inchiesta condotta dal ‘Sunday Times’ e dall’emittente tedesca ARD/WDR. Coe ha fatto una difesa appassionata dell’atletica leggera, raccontando alla Bbc che le presunte accuse rappresentano “una dichiarazione di guerra” a questo sport. I due media hanno avuto accesso, tramite una fonte interna della Iaaf, a circa 12mila test antidoping effettuati da 5mila atleti tra il 2001 e il 2012.Dai risultati emergerebbe che almeno 800 atleti hanno presentato valori anormali o sospetti. Almeno 146 sarebbero le ‘medaglie‘ sui cui aleggia lo spettro del doping. “Io non credo che nessuno dovrebbe sottovalutare la rabbia che è emersa nel nostro sport dopo il tradimento degli ultimi giorni“, ha aggiunto Coe, medaglia d’oro nei 1500 metri ai Giochi 1980 e 1984, difendendo quanto fatto dall’atletica negli ultimi 15 anni. “Abbiamo aperto la strada a test indipendenti fuori dalle competizioni, abbiamo aperto la strada ai laboratori, siamo stati il primo sport ad avere collegi arbitrali, abbiamo introdotto i passaporti di sangue nel 2009“. Coe ha ricordato inoltre che “ogni atleta in gara ai campionati del mondo nel 2011 e nel 2013 è stato oggetto di analisi del sangue senza precedenti. Spendiamo due milioni di dollari l’anno per la lotta anti-doping e non siamo uno sport ricco. Abbiamo 10 professionisti a tempo pieno“.