Sabato 10 Dicembre

Toldo e Barbosa, i portieri che sfidarono il destino

Dall’anonimato alla fama, da idolo a colpevole: la storia di Toldo e Barbosa che giocarono a scacchi con il fato

La solitudine è uno stato d’animo, un sentimento che ti avvolge e ti lascia intravedere in maniera diversa tutto ciò che hai intorno. Affina i sensi e rende più forti, ti dona quella forza e quella determinazione utili nelle situazioni più difficili e complicate. Può rappresentare un modo di essere, può rappresentare l’essenza del ruolo del portiere. Esulta da solo per un gol segnato a 100 metri di distanza da lui, si ritrova abbandonato e ripudiato da tutti dopo un errore, le sue parate non suscitano scalpore perché rientrano nelle sue mansioni. E’ il ruolo più bistrattato, il più complicato, ma è anche il ruolo che a volte può regalarti grandissime soddisfazioni. Metti una partita amichevole a rovinare i piani di Buffon. 10 giugno, Italia-Norvegia, partita di preparazione agli europei olandesi del 2000. Gigi cade male e si frattura la mano, addio Europeo.

italia-olanda-2000_toldoAl suo posto entra Toldo, portiere della Fiorentina. Le prime gare del torneo servono al nuovo numero 1 azzurro a prendere confidenza con i pali della nazionale, e per prepararsi bene alla prima vera sfida: la semifinale contro l’Olanda. Gli Orange, padroni di casa, puntano su Zenden e Kluivert ma gli azzurri rispondo con una difesa granitica: Maldini, Nesta, Cannavaro e Zambrotta. Tuttavia è un forcing dei tulipani che, dopo l’espulsione di Zambrotta, beneficiano di un rigore molto discusso. Sul dischetto va De Boer ma le manone di Toldo ci arrivano.

toldo Si resta sullo 0-0. Nella ripresa gli azzurri non riescono a uscire dalla propria metà campo e sono costretti a concedere l’ennesimo penalty. Questa volta dagli undici metri va Kluivert ma è il palo a dirgli di no. Si resta in parità e si va ai rigori. Incubo per gli olandesi. Il primo a tirare è sempre De Boer, e ancora una volta Toldo dice no. Tocca poi a Stam, ma il ruvido difensore olandese spara in curva: 4 rigori, 4 errori. Ci pensa Totti poi a far passare alla storia, con il suo cucchiaio, una partita in cui l’unico protagonista è sicuramente lui, Francesco Toldo, colui che in Olanda non sarebbe nemmeno dovuto andare. Il confine tra la gloria e la polvere però è molto sottile e a volte un semplice errore può costare la carriera. Chiedetelo a Moacir Barbosa, il portiere della selezione brasiliana ai Mondiali giocati proprio in Brasile nel 1950. Fino a quel momento per i carioca il ruolo del portiere non viene considerato importante, in porta ci va chi non è bravo con i piedi. Moacir però è diverso, rivoluziona il modo di parare e diventa uno degli idoli di quella selezione. I verde-oro arrivano in finale contro l’Uruguay. Il Maracanà è il teatro dell’atto conclusivo, cosa chiedere di più? “I moribondi ritardano la morte e i neonati si sbrigano a nascere” tutti vogliono partecipare all’Evento. Ma non va come tutti si aspettano.

71 Sull’1-1 Moacir si lascia passare sotto il corpo il tiro di Ghiggia, 2-1 e Uruguay campione del mondo. “Il portiere caduto alla difesa, ultima vana, contro terra cela la faccia, a non veder l’amara luce” scrive Saba. Luce che Barbosa a stento rivedrà. Suicidi e depressioni sconvolgono il Brasile figlio del “Maracanazo”, e mentre Ghiggia se la ride, Barbosa piange, piange lacrime amare su un campo di calcio che mai più ricalcherà, capro espiatorio per una Nazione intera. Questo è il portiere, un equilibrista che cammina su un filo sottile, rimanere in piedi vuol dire gioire, cadere significa perdere, perdere tutto.