Giovedi 8 Dicembre

Lo scetticismo che accompagna il ciclismo: “Benzina Super” per Chris Froome

LaPresse/Reuters

Le salite di ieri sui Pirenei del Tour de France hanno messo a dura prova le gambe di tutti i ciclisti, tranne quelle di Chris Froome

C’è da sperare che la benzina usata ieri da Chris Froome fosse legale. Solo questo bisogna sperare. Perché a vederlo pedalare, in salita, sembrava davvero disumano. La frequenza delle sue pedalate, vertiginosa, ricordava molto, forse troppo, le frequenze impossibili di un ciclista americano dopato che per un po’ di tempo si è vantato di aver vinto ben 7 Tour de France. Salvo poi in seguito confessare che il carburante che aveva utilizzato in quegli anni era totalmente illegale. Li ha staccati tutti, Chris Froome, alla prima salita del Tour, sui Pirenei. Prima Nibali, schiantato, distrutto, finito. Poi Contador, contato, come un pugile suonato, ma almeno arrivato a “distanza di sicurezza” da Froome. A seguire Gesink, che arriva stanco, ma ancora vivo, sulla sua Bianchi. L’ultimo a cedere, eroico essere umano, il colombiano Nairo Quintana, scalatore da sempre e per sempre. C’è da sperare, adesso, che la benzina utilizzata oggi da Froome fosse sì super, ma legale. Dover scoprire fra pochi mesi che il magro Chris avesse il “boost” nel motore non sarebbe cosa simpatica. Anche se non sarebbe né la prima né l’ultima volta che il ciclismo sorprende, in malo modo.