Martedi 6 Dicembre

L’attimo fuggente: la differenza che c’è tra Lewis Hamilton e gli altri esseri umani

PA/LaPresse

Lewis Hamilton e quell’attimo fuggente che gli ha fatto vincere il Gran Premio di Silverstone con un colpo da maestro

Capita sempre più raramente di poter cogliere la differenza di velocità di pensiero-azione fra un pilota di Formula 1 e noi comuni mortali. A forza di tecnologia, elettronica e banche dati il pilota rischia sempre più di rimanere “al palo” nell’ambito delle scelte “comandate”. Poi arriva una domenica come quella di ieri, un Gran Premio che aspetta la pioggia, l’attesa delle gocce che possono ribaltare ogni risultato pre-stabilito, il fattore “sorpresa”. Comodi, seduti, quasi appisolati sul divano, i comuni mortali erano in attesa di qualcosa che li svegliasse dal loro torpore post-prandiale. E quel momento è arrivato. Ed è stato così veloce, così improvviso, così inaspettato, che “i comuni mortali” non se ne sono quasi manco accorti. È la potenza del genio, baby. Lewis Hamilton ha deciso di rientrare ai box, fregando tutti, quando ancora il 99% dei piloti e il 100% degli spettatori stava guardando il cielo. Un attimo. Fuggente. Vincente. Il cervello di Hamilton ha dimostrato al resto dei piloti e agli spettatori quanto possa essere veloce. Frazioni di frazioni di frazioni di secondo. Che fanno la differenza. Fra un campione del mondo di F1 e il resto degli esseri umani.