Venerdi 9 Dicembre

La storia della Coppa Italia e quella favola del Vado 1922, il calcio che non c’è più

Creata come competizione alternativa, la prima Coppa Italia un concentrato di agonismo col fascismo sullo sfondo

Come un albero che affonda le sue radici nel terreno che gli dà linfa, anche il gioco del calcio arriccia le proprie radici nei secoli passati, arrivando a influenzare nientemeno che il tempo libero dei legionari di Giulio Cesare che, praticandolo, finirono per diffonderlo in Britannia durante l’invasione dell’Isola, gettando, così, un seme destinato a germogliare copioso nella terra destinata a dare i natali al calcio moderno.

Una crescita esponenziale quella del football che piano piano raggiunge l’appellativo di gioco più bello del mondo, praticato ormai dalla maggior parte della popolazione mondiale sia a livello agonistico che non. In Italia accanto ai vari campionati che nel corso del tempo hanno definito la struttura del calcio italiano, è storia del 1922 la decisione della FIGC di creare una competizione parallela, la c.d. Coppa Italia, per ovviare al “tradimento” dei team blasonati (che organizzarono un proprio campionato) cercando di coinvolgere il maggior numero di spettatori possibile con una manifestazione innovativa.

La struttura della nuova Coppa Italia prevedeva l’iscrizione gratuita per le società interessate a partecipare con l’unica condizione di possedere un terreno di gioco di proprietà. L’idea dei massimi rappresentanti della Federazione non riscosse molto credito negli appassionati, infatti tutte le gare della competizione si giocarono in totale anonimato, fatta eccezione per la finale che vide contrapposte la formazione ligure del Vado e la più blasonata Udinese. “Il calcio italiano non ha nulla a che invidiare al confratello inglese – titolò la Gazzetta dello Sport – una squadra di promozione si trova infatti in finale di Coppa Italia“. Più un messaggio propagandistico che una reale esaltazione del football tricolore. Per la cronaca, la Coppa prese la strada per la Liguria, grazie ad un gol di Felice Levratto, noto ai più per il suo formidabile tiro capace di tranciare la lingua al compagno di nazionale Bausch durante un’Italia-Lussemburgo alle Olimpiadi del 1924. La favola del Vado però non riuscì a dar lustro alla competizione che non si ripeterà fino al 1935/36, tranne una sporadica apparizione alla fine degli anni ’20. A sottolineare il fallimento ci pensò anche il partito Fascista che, reclamando oro e argento, impose al Vado di consegnare la coppa ( 8 kg di argento) per fonderla e garantire un guadagno allo Stato. Una copia fu poi riconsegnata nel 1992, ma non si può dire che la Coppa Italia sia nata sotto una buona stella!