Sabato 3 Dicembre

Gli italiani in NBA: quali aspettative per la prossima stagione?

LaPresse/Reuters

Belinelli, Bargnani e Gallinari, cosa riusciranno a fare gli italiani nella prossima stagione NBA?

NBA terra di conquista straniera, con gli ultimi anni che sono diventati un vero meltin pot di provenienze geografiche disparate, rappresentati da talenti di ogni parte del mondo dai background differenti e fonte di ricchezza. Ma come se la sono cavata e in che misura sono presenti i giocatori italiani nel campionato di basket più importante al mondo?

Se Dino Meneghin, Augusto Binelli, Walter Magnifico non videro mai il parquet di gioco, se Stefano Rusconi e Vincenzo Esposito sono stati due antesignani negli anni ’90, a oggi la compagine italiana può vantare elementi di assoluto richiamo. Sono stati un po’ girovaghi alla ricerca della squadra migliore in cui esprimere il proprio potenziale, ma Andrea Bargnani (arrivato nel 2006 come prima scelta al draft), Marco Belinelli (sbarcato in Usa nel 2007), Danilo Gallinari (nel 2008) e Luigi Datome (solo nel 2013), ognuno a proprio modo, sono riusciti a ritagliarsi spazi importanti.

DatomeSe l’ultimo arrivato (si aspetta in realtà anche Alessandro Gentile selezionato nel 2014 dai Minnesota Timberwolves ma rimasto a maturare in Italia) Luigi Datome in due anni ha avuto pochi spazi fra i Detroit Pistons e un’esperienza leggermente più produttiva nella seconda parte della sua seconda stagione ai Boston Celtics, i tre tenori del basket italiano sono invece stati assoluti protagonisti.

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Appariva ormai cosa certa il passaggio di Andrea Bargnani ai Sacramento Kings, squadra dove avrebbe potuto incontrare Marco Belinelli, passato alla compagine della California e forse al suo ultimo contrattone, monetizzando (19,5 milioni di dollari per 3 anni) dopo aver girato un po’ di squadre e aver soprattutto colto le sue più grandi soddisfazioni nella prestigiosa cornice di San Antonio: negli Spurs Belinelli ha spesso ricoperto un ruolo determinante, uscendo da una panchina decisamente affollata ma da cui tante volte è partito per far segnare prestazioni e canestri determinanti. Marco, nato nel 1986, ha giocato nei Golden State Warriors, nei Toronto Raptors, nei New Orleans Hornets, nei Chicago Bulls prima di passare appunto ai San Antonio Spurs, dove ha centrato, primo italiano della storia, l’anello di campione NBA e la gara dei tre punti all’All Star Game di mid – season. Ai Kings avrà un ruolo di assoluto primo piano, un punto di riferimento in una squadra che si sta attrezzando per divenire una piacevole sorpresa in ottica play off.

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Due deludenti stagioni ai New York Knicks a causa di infortuni e solo 71 partite, hanno spinto Andrea Bargnani a cambiare aria, in cerca di un rilancio lui che era entrato nell’universo NBA in grande stile, ma non verso la destinazione che sembrava più probabile, i Kings appunto: Andrea ha scelto di restare nella Grande Mela, approdando ai Brooklyn Nets, invogliato da una biennale e dalla possibilità di diventare free agent dopo la prima stagione. L’ennesimo infortunio quest’anno e un rientro in una squadra allo sbaraglio rendendosi comunque autore di alcune buone prestazioni, chiudendo una stagione fallimentare per la franchigia della Grande Mela con 14,8 punti di media in 27,1 minuti, sono stati il motore propulsore per un nuovo addio. Il classe ’85 era arrivato nella città dalle mille luci nel 2013, scaricato da quei Toronto Raptors (aveva anche incrociato proprio Belinelli in una stagione) che su di lui avevano investito per renderlo l’uomo immagine della squadra ma che da lui si sono sentiti in parte traditi. È vero che Andrea ha disatteso molte aspettative, ma l’idea che una prima scelta draft tornasse in Europa perché privo di offerte su suolo americano, sembrava pura fantascienza.

L’ala Gigi Datome invece, ancora 27enne, rischiava di vedere infranti i suoi sogni a stelle e strisce dopo un’annata e mezza da panchinaro a Detroit: il passaggio nella seconda parte del 2014/2015 ai Boston Celtics sembrava averlo rilanciato. Un minutaggio maggiore, un career high e buone partite, la stima di coach Brad Stevens ma un futuro che improvvisamente si collega al basket turco: Gigi ha scelto il Fenerbache, preferendolo anche all’interesse di Milano, per rilanciare la sua stella appannata.

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Chi punta forte sulla prossima stagione per fare il botto è Danilo Gallinari: figlio d’arte e il più giovane della crew italiana NBA (1988), il Gallo ha vissuto ultimi anni simili a un calvario, ma la seconda parte di questa stagione, dopo un bruttissimo infortunio subìto addirittura nel 2013 (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro) che lo ha costretto a saltare l’intera stagione successiva, ha rilanciato in modo dirompente la stella italiana. I suoi Denver Nuggets (ma ha giocato anche a New York per 3 anni dopo essere stato scelto al draft), non sono riusciti a qualificarsi per la post season, hanno perso alcuni pezzi pregiati ma puntano forte su di lui per l’anno che verrà. D’altronde i 47 punti messi a segno contro i Dallas Mavs l’11 aprile 2015 valgono più di un biglietto da visita dalla forma impeccabile. Speriamo solo nella buona sorte che protegga i nostri ragazzi da infortuni a ripetizioni.