Sabato 10 Dicembre

Rivali – Agostini vs Pasolini: una sfida in sella finita in tragedia

Due motociclisti italiani degni di questi nomi, Giacomo Agostini e Renzo Pasolini alle prese con una rivalità finita male

Uno dei due si chiama Giacomo Agostini. E potrebbe già bastare così. Non fosse che a rileggere tutto quello che ha vinto questo pilota la pelle riprova brividi sopiti. 123 gran premi vinti. 8 mondiali vinti nella classe 500. 7 mondiali vinti nella 350. Ben 10 vittorie al pericolosissimo TT che si corre sull’Isola di Man. Giacomo “Ago” Agostini è stato anche il primo pilota che ha gestito in prima persona la sua immagine. Grazie alla sua indiscussa bellezza, è stato ed è spesso presente su pagine gossip a causa dei suoi innumerevoli flirt. E grazie a questo suo vivere “alla grande” l’affascinante ruolo di pilota, ha anche prestato il volto a varie campagne pubblicitarie e fu chiamato dal regista Pietro Germi per interpretare addirittura un film da protagonista.

Lapresse

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L’altro dei due si chiamava Renzo Pasolini. E nella differenza di tempo del verbo “chiamare” è nascosta in estrema sintesi la differenza più brutale fra questi due rivali. Renzo Pasolini, detto Paso, nato a Rimini nel 1938, è stato uno di quei piloti in grado di accendere e d entusiasmare le folle grazie al suo stile di guida e al suo “non risparmiarsi mai!” Pasolini era “tutto e subito”. Gas a manetta. Sempre. Comunque. Ovunque. Romagnolo fino in fondo, nell’animo, Paso era sanguigno, e amava, come tutti i romagnoli, mangiar bene e bere ancor meglio. Là dove il suo rivale Agostini era meticoloso fino alla nausea nella messa a punto della moto, Pasolini era istinto e passione.

lapresse

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Nel 1969 Pasolini ha una moto davvero competitiva, una Benelli; Agostini corre sulla sua storica compagna, la MV Agusta: sarà un anno indimenticabile. Le sfide fra i due diventeranno epiche. Agonismo, competizione, tensione, velocità e concentrazione raggiungeranno quell’anno livelli altissimi. A rivederli, oggi, quei due piloti del 1969, con i loro caschi improbabili e le loro moto rombanti, fanno quasi tenerezza. La “calotta” di Agostini e la “visiera allargata” di Pasolini: altri tempi, altri stili. In quel periodo Ago e Paso dividono i tifosi in maniera così forte che qualcuno all’epoca iniziò a proporre un “duello ad armi pari”.

La Federazione e le Case Motociclistiche bloccarono sul nascere l’idea rusticana. In quegli anni la rivalità fra Pasolini e Agostini ànima l’Italia, e non solo. Poi, bastardo, il destino arriva impietoso. Si corre il Gran premio delle Nazioni, a Monza. È il 20 maggio del 1973. Paso ha l’occasione per rimettere in gioco il mondiale delle 250. Ha 35 anni. E sente che potrebbe essere una delle ultime occasioni per lui di vincere, finalmente, un titolo mondiale. Paso guarda il rettilineo. E scatta. Pronti via. Alla prima curva è in testa. Solo. Ma qualcosa va storto. A 200km all’ora. Il motore grippa (o c’era olio in pista?). La moto sbanda. Paso cade. Una gran brutta caduta. La sua moto rimbalza sul guard-rail e ritorna in pista ad altezza uomo. E colpisce in pieno il pilota che sta sopraggiungendo: Jarno Saarinen. È il caos. L’inferno. Corpi stesi sull’asfalto. Fiamme tutt’intorno. Mentre Jarno lascia questa terra, dopo essere stato investito da una moto, Paso lo accompagna. Non ce la farà a sopravvivere alle ferite dovute alla sua caduta in pista. Finisce così, tragicamente, la sfida fra due “assi” italiani. Giacomo e Renzo: piloti. Di moto. Renzo, combattente romagnolo. Giacomo, campione irraggiungibile.