Giovedi 8 Dicembre

Chi è Davide Formolo? Il baby-campione che iniziò a pedalare per rubare le pesche…

LaPresse/Belen Sivori

Una giovane campione diventato grande per in giorno, la storia di Davide Formolo, dal Veneto alla conquista del Giro d’Italia

Davide Formolo. Chi è il ragazzino che ha conquistato tutti con la vittoria della quarta tappa del Giro d’Italia? Un “baby campione”, un “Formolo magico”, un “Formolo Uno”, titolano i giornali. Un ciclista che all’età di 22 anni è riuscito a stare in testa alla Chiavari-La Spezia, davanti ad esperti ciclisti come mister Contador. Un corridore caparbio nonostante la giovane età. Un giovane uomo semplice e modesto senza la sua bici, grintoso e determinato sui pedali.

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«Che spettacolo! – esordisce commentando la sua bella vittoria come riporta la Gazzetta dello Sport – Negli ultimi 300 metri avevo i brividi. Mi giravo e non vedevo nessuno, solo una moto. Non mi sembrava vero, avevo paura che qualcuno mi saltasse. Non ci credo ancora. È il giorno più bello della mia vita». La prima vittoria in carriera in una tappa del Giro d’Italia non è da poco, ma Davide vuole fare di più: «voglio sempre dare il meglio di me, ogni giorno, anche se sono in allenamento da solo. Solo così si migliora, solo così si va avanti». Sulla classifica ammette: «il leader resta Ryder (Hesjedal, ndr ) però vediamo. Non so neanch’io cosa posso fare. E pensare che non dovevo neppure esserci, l’ho saputo solo ai Baschi: mi sono fatto trovare sull’attenti. Corro senza pormi limiti e senza grandi pressioni». Mentre per la prossima gara all’Abetone sia aspetta «che soffriremo in tre: io e le mie gambe», ma ciò sembra non fargli paura. Cresciuto a pane e Ivan Basso ammette: «sono cresciuto guardandolo in tv, che imprese! Ha sempre corso mettendoci l’anima. Lo scorso anno, da neopro’, ho avuto anche la fortuna di essere suo compagno. Quella squadra era stupenda. Lo stimo molto anche come uomo: non ho letto molti libri, ma la sua autobiografia l’ho divorata in tre giorni. Che grande Ivan».

«Ho iniziato a pedalare a 6 anni. – ammette ripercorrendo i suoi inizi – La mia è una famiglia di grandi appassionati di ciclismo, ma non c’è mai stato un corridore vero. Anch’io prima di tutto sono un appassionato. Poi ho avuto la fortuna che il ciclismo sia diventato anche il mio lavoro. Mi sveglio al mattino che ho voglia di andare a lavorare e questo credo sia un privilegio enorme. Soprattutto per un giovane, di questi tempi».

E’ a Marano di Valpolicella che Davide cresce. E’ qui che all’età di 6 anni prova la sua prima bici, è nel paesino veneto che coltiva la sua passione per il ciclismo nella U. S. Ausonia Pescantina. Chiamato “Roccia” dagli amici per le sue caratteristiche di resistenza Formolo cresce in un paese tranquillo in una famiglia modesta.

«Jonathan e Davide, così diversi. – racconta la madre del campioncino confrontandolo al fratello – Jonathan esplora, bici, nuoto, sci, ancora bici, però mountain bike, per tenersi in forma. Davide concentra, bici, solo bici, sempre bici, tutto in funzione della bici. Jonathan insegue altri sogni e suoni, pianoforte compreso. Davide insegue se stesso, senza sapere bene chi sia, ma sapendo benissimo dove vuole arrivare».

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Poi la prima corsa ufficiale a Vigasio di Verona, da G2, un circuito da svenimento in cui la Roccia arriva in fondo. Per Davide la bici non è solo competizione, è anche sempre gioco, passione e gioia. Il baby-protagonista racconta la sua infanzia in sella alla sua bicicletta alla Gazzetta dello Sport: «gli allenamenti sono scuse per andare a rubare le pesche nei campi dei contadini. Da junior ritrovo un amico di un anno maggiore. Mi dice: “Guarda che qui bisogna allenarsi”. Così niente pesche e molti chilometri». «Finalmente, al primo anno da junior, Davide comincia ad aggiungere centimetri e ottenere piazzamenti — ricorda Gaetano Zanetti, direttore sportivo dell’Ausonia —. La rivelazione: il terzo posto nella gara internazionale di Offida. La conferma: le quattro vittorie il secondo anno da junior, e all’arrivo ci vuole sempre una salita. Il segreto: è un duro, non molla mai».

Un diploma di perito meccanico preso con il massimo dei voti a 18 anni e Davide che dimostra che non è solo ciclismo. «Ti diamo due anni per provarci. Se vai, vai. E se non vai, vai a lavorare». La “minaccia” di mamma e papà, ma da bravo ragazzo quale è Formolo va a correre in Toscana e anche a lavorare. Poi il professionismo e la svolta con il Giro d’Italia. «Il suo bello — svela mamma Marina — è la sincerità: dice sempre quello che pensa». «Il suo bello — sostiene invece Bussola come riporta Gazzetta — è la semplicità: prima di andare al Giro, è passato a salutarci». In paese tutti fanno il tifo per lui, per quel ragazzo che si è saputo prendere ciò che voleva. Per quel ragazzo che nella sua semplicità ha conquistato un traguardo importante. Ieri il parroco di Marano di Valpolicella in suo onore ha fatto suonare le campane a festa, e la gente, «anche quella che — dice mamma Marina — non sa che cosa sia il ciclismo», piange di gioia.