Venerdi 9 Dicembre

11/2/90 – Tyson vs Douglas, la decaduta dello strapotere di Iron Mike

A Tokyo l’incontro che avrebbe dovuto incoronare Mike Tyson e che invece l’ha condannato a una sconfitta, la prima di molte altre

In questo incontro sono molto importanti i dettagli. E sono ancora più importanti i dettagli che precedono il match; un match che porterà Iron Mike ad assaggiare l’onta del tappeto. Vediamoli insieme, alcuni di questi fondamentali dettagli pre-match: 1) l’incontro si svolge in Giappone, a Tokyo. Per ragioni televisive, i due pugili si affrontano alle 9 del mattino. Troppo presto per l’Iron Mike di allora (vedi punto 3) 2) don King, il manager senza scrupoli di Tyson, ha scelto Douglas come avversario ritenendolo, senza averlo visionato, un pugile “facile” da abbattere. 3) Tyson, in questo periodo, ha solo voglia di fare feste e scopare. Non gli importa nulla della boxe. Sta vivendo all’estremo tutto ciò che può portare la gloria in America. 4) Il suo angolo è cambiato. Chi lo assisteva e gli voleva bene non c’è più. 5) Douglas è stato lasciato dalla moglie un anno prima e ha perso la mamma, alla quale era molto affezionato, nel mese di gennaio. 6) Douglas ha braccia lunghe e potenti. 7) Tyson veniva pagato 42-1 in caso di sconfitta. La vittoria di Douglas era quindi equiparata più o meno a un miracolo.

È l’11 Febbraio del 1990. L’impensabile sta per diventare realtà. James Buster Douglas perde dunque sua madre poco prima dell’incontro con Tyson in quel di Tokyo. Questo intenso e drammatico lutto porta Douglas ad uno stato mentale in cui paura e sofferenza si elevano ad un livello “altro”, mistico. Improvvisamente il pugile Douglas non ha più paura di Iron Mike, perchè Douglas ha un avversario “invisibile”, la scomparsa della persona più cara, un dolore immenso che a un certo punto diventa il suo migliore alleato. Douglas sale sul ring senza timore del dolore, senza essere accompagnato dal terrore che ha invece fatto compagnia ai precedenti sfidanti al titolo. Sul quadrato Douglas è sciolto, veloce, aggressivo; è rapido, potente, preciso. Non ha paura. È deciso. Deciso a vincere. O perlomeno, deciso a scendere da quel tappeto solo dopo aver reso orgogliosa di lui la sua mamma, appena scomparsa. E così sarà.

Dolore scaccia dolore. E i dolori, questa volta, qui in Giappone, saranno per Tyson. Sul ring, a inizio match, i colpi volano, potenti, e quando trovano il bersaglio suonano tremendamente asciutti, secchi, efficaci. Le serie di colpi di Douglas sono velocissime e grazie alle lunghe leve di Buster atterrano sul bersaglio Tyson spesso e volentieri. Tyson è confuso. Nessuno gli ha mai mancato di rispetto come questo pugile. Oltre alla confusione, Tyson non riesce ad accorciare la distanza. Il che, per un pugile come lui, è un gran bel casino. Un altro dettaglio è fondamentale per capire come Tyson e il suo angolo avevano affrontato questo incontro: alla fine del 5° round Tyson ha l’occhio sinistro tumefatto. Non riesce più a vedere tanto è gonfio.

All’angolo, incredibilmente, non c’è una borsa del ghiaccio (in un match di pugilato!). Incredibile ma vero, si procede quindi a riempire di acqua fredda un guanto di lattice, che viene poi posizionato sull’arcata sopraccigliare del campione in carica. È anche così che si perdono i match. Nella ottava ripresa Tyson mette in crisi Douglas con uno dei suoi fantastici e storici colpi. Uno splendido montante. È il canto del cigno, però. Anche se nessuno ancora lo sa. Douglas, grazie anche a un conteggio un po’ “lungo”, riesce a uscire dal momento di crisi. Recupera energie. Si arriva così alla 10°. E ultima. Il disastro.

A un certo punto una serie di jab irride il campione, poi Douglas, che si è appena aperto il campo con i diritti, approfitta del momento e porta ancora un montante destro e un gancio sinistro. Tyson è KO. Il paradenti salta dalla bocca. E finisce sul tappeto. È il simbolo di questo match. È finito il regno di Iron Mike. Qui, oggi, a Tokyio, in una mattinata che doveva ribadire il suo strapotere, Mike Tyson finisce la sua vera carriera di pugile, quella carriera che Cus D’Amato aveva progettato per lui e che lo aveva portato sulla vetta del mondo dei pesi massimi. Ma si sa che più in alto si sale e più la caduta fa male. E per Mike le cadute, da Tokyo in poi, furono innumerevoli e dolorosissime.