Mercoledi 7 Dicembre

Valentina Vezzali per Rio2016, clausura e lunghi allenamenti: “ci sarò”

La fiorettista italiana, Valentina Vezzali alle prese con gli allenamenti che (incrociando le dita) la porteranno a Rio 2016

Il mito di Valentina Vezzali non è finito. La fiorettista italiana dall’alto dei suoi 41 anni non vuole arrendersi e punta all’Olimpiade di Rio 2016. Un obiettivo che per l’atleta italiana avrebbe dello storico. Un oro a Sydney 2000, uno a Atene 2004 e l’altro a Pechino 2008. 6 titoli mondiali e 5 europei. Oltre alle medaglie vinte con le gare a squadre. Pietro e Andrea, i figli avuti con il calciatore Domenico Giugliano. Una vita intensa per Vale che sta impiegando tutte le sue energie per poter essere alla sua ennesima Olimpiade da protagonista. Tra poco tempo ci saranno le qualificazioni per accedere al sogno brasiliano e lei non vuole rinunciarci. Allenamento fino alle 23, lontano dai suoi figli e senza mai lamentarsi. Questa è Valentina che a Repubblica ammette: «Io ci sarò a Rio: per vincere. Quando dico una cosa, io la faccio». Le difficoltà, però, rispetto agli altri anni sono raddoppiate. Solo le migliori due fiorettiste italiane, infatti, accederanno alle gare di Rio. Le competizioni a squadre non ci saranno. Punti preziosi per le qualificazioni si raccolgono dalle prossime gare a maggio, poi soprattutto agli Europei a giugno e ai mondiali di luglio a Mosca.

È dura, ma mi fa sentire viva. – ammette Valentina Vezzali al quotidiano Repubblica – Quattro notti a Roma, tre a Jesi con la famiglia. Allenamento, aula, fioretto. Lontana dai miei bambini: è la cosa più difficile. Ah se non ci fosse mia madre, cosa sarei? Niente. Sono la Vezzali solo grazie a mamma Enrica, 76 anni, rimasta vedova che ne aveva 50 con tre figlie da crescere. Mi ha insegnato la fatica. Quasi tutta la settimana bada lei ai ragazzi, va ai colloqui con i maestri. Io sono negata per le faccende casalinghe e non cucino. Mamma invece è un super eroe. Era troppo piccola per lavare i piatti, le mettevano uno sgabello sotto i piedi per arrivare al lavandino. Io sono venuta su col senso del sacrificio dentro”. “Pioggia, vento, neve, freddo. Mi metto la tuta ed esco“, le giornate di Valentina si scandisco a suon di sveglie presto e di ritorni a casa in notturna. Di sacrificio e di privazione, due cene fuori in quasi tre anni,ma la Vezzali rassicura: “dai, che anche noi una sera usciremo. Subito dopo Rio, a settembre 2016”.

Poi si lancia in racconti della sua vita passata. «Avevo 10 anni quando vinsi i miei primi campionati italiani, categoria Prime Lame: 5-1. Oddio, aver preso una stoccata mi infastidiva. Per me erano già i Giochi. Mio padre corse verso di me e mi sollevò facendomi roteare in aria. Quella sensazione non la dimenticherò mai. Con lui parlavamo di quando sarei diventata campionessa olimpica, ero una bambina. È morto a 59 anni, troppo presto. Mi è piaciuto da subito vincere. A 14 anni persi in coppa under 20. Piangevo disperata. Proprio disperata. Il grande maestro Triccoli arrivò in palestra a Jesi e mi disse: sei venuta a svuotare l’armadietto? Mi pungeva, mi provocava, mi stimolava. Non è mai cambiato per me quel sentimento di pungolo, l’unica cosa è che forse dovrei ricominciare a piangere in quel modo. Piangere rigenera».

Poi parla della sua delusione a Londra 2012. «Volevo l’oro, – esordisce – dopo averlo fallito sono salita in pedana che non me ne fregava molto. Mi stavo lasciando andare. Poi la mia compagna di squadra Ilaria Salvatori mi ha ripetuto le parole del ct Cerioni, che urlava da parecchio “alla spalla” ma io non lo sentivo. Dovevo colpirla alla spalla. Ho recuperato 4 punti negli ultimi 12 secondi, poi la stoccata vincente nell’extra time. È successo tutto quel giorno. Non che prima avessi mai detto basta, ma ho capito che avevo ancora voglia. Mi sento come Valentino Rossi: il talento non sfiorisce. E il mio maestro Tomassini ha ancora fiducia in me. La sfida non è ancora finita. Contro chi? Contro me stessa. L’avversario ti consuma mentalmente, la scherma è una questione di testa. Ho paura anch’io, mica sono un robot come molti credono, ma la paura ho imparato a trasformarla in determinazione. Prima di un assalto devi fare pulizia dentro, essere libero e sgombro. Pensare intralcia, non ti fa sentire l’altro. Ho imparato a essere così: dai miei mai un abbraccio o una carezza, la loro vicinanza è sempre stata la forza. La resistenza. E io resisto».Una Valentina Vezzali a cuore aperto in quest’intervista rilasciata a Repubblica e l’Italia fa il tifo per lei.