Domenica 4 Dicembre

Mazda MX-5: il mito senza fine

Dopo oltre 25 anni di onorata carriera, la spider giapponese continua ad incarnare lo spirito sportivo e giovanile delle due posti scoperte

Con l’arrivo della primavera e il susseguirsi delle giornate di sole non si può fare a meno di “sognare” la guida a cielo aperto di una spider, meglio ancora se si tratta di una scoperta due posti dal sapore genuino come la Mazda MX-5. Giunta alla quarta generazione, la roadster della Casa nipponica affonda le sue radici fino all’ormai lontano 1989, anno in cui fu presentata la prima versione in occasione del Salone di Chicago.

Da allora, la MX-5 è riuscita a conquistare milioni di fan grazie ad una ricetta molto semplice, ma nello stesso tempo particolarmente convincente:   una due posti scoperta leggera e scattante, caratterizzata da un motore anteriore longitudinale e una trazione posteriore in grado di offrire una ripartizione dei pesi perfetta (50:50), il tutto condito da un prezzo accessibile.

Già a partire dalla seconda generazione – presentata a Tokyo nel 1997 – la scoperta giapponese era diventata un “classico”, conservando le caratteristiche che l’avevano resa celebre e aggiornando il suo design senza particolari stravolgimenti. La terza generazione debuttò al salone di Ginevra nel 2015, facendo così raggiungere alla vettura la piena maturità, confermata nel febbraio del 2011 con le oltre 900.000 unità distribuite in tutto il mondo. Questo traguarda fece vincere alla MX-5  – per la seconda volta – il  Guinness World Record come “auto sportiva due posti più venduta al mondo”.

Durante la progettazione e lo sviluppo  della quarta e ultima generazione della MX-5, gli uomini della Mazda sono rimasti fedeli ai principi cardine utilizzati sulla prima versione della loro spider, ovvero il piacere di guida messo al primo posto, ulteriormente esaltato dalle tecnologie più avanzata. La nuova MX-5 vanta infatti il motore longitudinale (dotato della tecnologia a iniezione diretta Skyactiv-G) posizionato  anteriormente, trazione posteriore e distribuzione dei pesi di 50:50, il tutto gestito da un cambio manuale o da un automatico, entrambi a sei rapporti. Anche il design è stato migliorando, rispettando comunque la tradizione, ottenendo così un risultato a dir poco superlativo. Un risultato così ben riuscito è merito solo della passione  e della tradizione, sapientemente mescolati con le moderne tecnologie,  in modo da rimanere sempre un passo avanti alle concorrenti, ma con i piedi ben piantati per terra.